L’assassinio di Stefano Cucchi è stato definito, non senza ragione, “pena di morte all’italiana”. Ma una “pena” viene in qualche modo comminata con una sentenza alla fine di un processo, persino se si tratta di un processo farsa.
L’assassinio di Stefano, invece, a essere precisi, è la “licenza di uccidere” che alcuni banditi travestiti da poliziotti o da carabinieri, con sempre maggiore frequenza, si autoattribuiscono.
Uccidono sottraendo allo Stato il monopolio punitivo, senza processo e senza sentenza, e nonostante l’ordinamento giuridico ripudi la pena di morte.
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La “guerra civile fredda” è l’esito del progetto organico, reazionario, fatto di disuguaglianze e gerarchie, in atto da un ventennio nel Paese. Ne sono conseguiti, fra l’altro, un aumento del 553% della cassa integrazione, una manovra economica che beffa i ceti medi e un piano federalista che porterà alla divisione fra regioni di serie A (magari da annettere alla Carinzia) e di serie B. (…)
Nella cronaca nera quali sono gli elementi del delitto perfetto? i tanti cadaveri? i tempi che passano tra un delitto all’altro? le stranezze sulla vittima o sull’arma del delitto? diciamo che c’e’ un po di tutto.
Sul fatto che la lega si impegni a risolvere i problemi di integrazione è lecito avere dei dubbi, credo. Probabilmente la loro soluzione è quella di rimuovere il problema alla radice, cioè non considerare, emarginare o addiruttura eliminare, direttamente chi ha una cultura diversa dalla loro.
Come intrappolata dal bisogno di sentirsi diversa da se stessa, la mia generazione, segue ma non partecipa.


