Evasione fiscale in Italia

31 08 2009

L’Italia è il Paese europeo con la più alta evasione fiscale, avendo raggiunto ad oggi il 23% del PIL. Dal recente studio elaborato su dati provvisori del Ministero delle Finanze e quelli derivanti dagli studi di settore, emerge un nuovo record: “In Italia due auto su tre si parcheggiano da soli”. E’ questo il nuovo dato diffuso stamane a Ischia nel corso della manifestazione Fisco Tour 2009 da Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.

Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it: “Stagione che viene evasori che trovi. Dopo i nullatenenti con lo Yacht, a stupirci con i propri virtuosismi sono i gestori dei garage privati. Dall’analisi dei dati fiscali emerge che i parcheggiatori sono un miraggio ed in due casi su tre i gestori non rilasciano la ricevuta all’atto del pagamento, anche quando chiedono importi salati”.
Nella top ten degli evasori tra i “gestori di garage” troviamo quelli siti nelle località turistiche come Forte dei Marmi, con il 69%, Positano con il 68%, Taormina con il 68%, Porto Cervo con il 67%, Amalfi con il 66%, Rimini con il 66%, Sesti Levante con il 65%, Gallipoli con il 63%, Milano Marittima con il 61% e Portofino con il 60%.

FONTE: Contribuenti.it





israele e gli "organi"

31 08 2009

http://it.peacereporter.net/articolo/17308
Giornale+svedese%3A+esercito+israeliano+%27rapisce%27+palestinesi+per+prelevarne+gli+organi

19/08/2009
Giornale svedese: esercito israeliano ‘rapisce’ palestinesi per prelevarne gli organi

La denuncia di Aftonbladet ha provocato un terremoto diplomatico

L’articolo del principale giornale svedese, Aftonbladet, che accusa i soldati israeliani di rapire palestinesi per prelevarne gli organi, sta causando un terremoto diplomatico tra i due Paesi. L’ambasciata di Israele a Stoccolma prenderà ‘provvedimenti’ in queste ore, mentre è prevista la convocazione dell’ambasciatore svedese al ministero degli Esteri israeliano.

Aftonbladet è uscito la settimana scorsa con una serie di racconti di palestinesi che denunciano come nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania giovani feriti o uccisi vengano ‘prelevati’ dalle Forze armate israeliane (Idf) e riconsegnati alle famiglie senza alcuni organi. “I nostri figli diventano involontari donatori, mi hanno raccontato i parenti di Khaled di Nablus, o la madre di Raed di Jenin, o gli zii di Machmod e Nafes a Gaza, tutti scomparsi per alcuni giorni e riportati alle famiglie nottetempo, già cadaveri e sottoposti ad autopsia”, scrive l’autore dell’articolo, Donald Bostrom. Questi cita anche un episodio risalente al 1992, durante la prima Intifada. Secondo Bostrom, l’Idf avrebbe rapito un giovane, Bilal, che tirava pietre alle truppe israeliane nell’area di Nablus. Colpito al petto, alle gambe e allo stomaco da proiettili israeliani, è stato portato in un ospedale militare in elicottero e condotto in un posto “ignoto ai parenti”. Cinque notti dopo, il corpo è stato riconsegnato ai genitori, avvolto in lenzuola verdi da ospedale. Sempre secondo Bostrom, Bilal era stato aperto dallo stomaco alla gola per un preciso motivo.

L’articolo include anche un collegamento a una recente inchiesta su un gruppo criminale nel New Jersey, che include diversi rabbini statunitensi, accusati di negoziare la compravendita di un rene umano per un trapianto.

La critica alla pesante denuncia di Aftonbladet giunge dapprima da un altro giornale svedese, il liberale – e rivale – Sydsvenskan, che accusa apertamente Bostrom di antisemitismo: “Abbiamo già sentito questa storia – scrive la testata – in una forma o nell’altra. Segue il classico schema della cospirazione: i teorici prendono un numero enorme di fili sparsi e tentano il lettore a metterli insieme in un tessuto che non ha alcuna connessione. Sussurri, fonti anonime, voci. E’ tutto. La difesa è ugualmente prevedibile: ‘Anti-semitismo’, e la risposta ‘No no, solo critica di Israele”.

Il ministero degli Esteri ha reagito con furore, per bocca del portavoce Yigal Palmor, che ha definito la pubblicazione un “marchio d’infamia” per la stampa svedese, un'”isteria razzista nella sua forma peggiore”. “Nessuno – ha aggiunto – dovrebbe tollerare questo infame medievale libello demonizzante che sicuramente può incoraggiare a compiere crimini contro gli ebrei”.

Oggi è arrivata la risposta di Donald Bostrom, l’autore dell”infamante’ articolo: “Non sono antisemita – dice – e mi rattrista molto sentire persone che mi accusano di questo. Ora che la storia riemerge in superficie, la mia intenzione era di evidenziare il legame con la ‘cosca’ del New Jersey e il fatto che debba aprirsi un’inchiesta sul caso del prelevamento degli organi”.

L’ambasciata svedese a Tel Aviv ha condannato l’articolo come “scioccante e terribile, per noi svedesi come per i cittadini israeliani. Come in Israele, la libertà di stampa prevale anche in Svezia. Ma la libertà di stampa e quella di espressione sono libertà che portano con sè una certa responsabilità”, ha detto l’ambasciatrice svedese Elisabet Borsiin Bonnier.

Luca Galassi





C'era una volta l'ateobus

31 08 2009

Dal sito dell’uaar di Bergamo, ecco l’annuncio pubblicato su “La Repubblica”

http://www.uaarbergamo.it/index.php?itemid=563





Zeitgeist i film

31 08 2009

ecco i link dei due film della community Zeitgeist. Assolutamente consigliata la visione!!!

Zeitgeist:

http://video.google.com/videoplay?docid=-2026466362444585302

Zeitgeist Addendum:

http://video.google.com/videoplay?docid=-922737582620416065





Videocracy il trailer incriminato

31 08 2009

da MyMovies.it

Il discusso film di Erik Gandini, Videocracy, presente all’ormai prossimo Festival di Venezia nella sezione Settimana della Critica, torna a far parlare di sé: la Fandango (la società che distribuisce il film in Italia) ha da poco reso noto che le due emittenti Rai e Mediaset non trasmetteranno il trailer del film a causa dell'”inequivocabile messaggio politico di critica al governo”.
Il documentario di Gandini, infatti, ricostruisce in modo critico i tre decenni di crescita dei canali Mediaset, fondati come tutti sanno dall’attuale Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, indagando su alcune figure di spicco di tale sistema televisivo, tra cui Fabrizio Corona, Simona Ventura e Lele Mora.
“Mi pare chiaro che in Rai Videocracy è visto come un attacco a Berlusconi”, ha dichiarato a Repubblica Domenico Procacci della Fandango, che ha poi spiegato: “In realtà è il racconto di come il nostro paese sia cambiato in questi ultimi trent’anni e del ruolo delle tv commerciali nel cambiamento. Quello che Nanni Moretti definisce “la creazione di un sistema di disvalori””.
Intanto, il direttore del Festival di Venezia, Marco Müller, ha espresso le sue perplessità sul caso dicendo di ‘non aver mai escluso nessuno per prudenze politiche’ ma di non essere rimasto “convinto” da Videocracy: “Videocracy fa parte di quei 3278 film che abbiamo visto e a cui abbiamo detto no… Nel 2004 qui è stato presentato W Zapatero e io sono ancora qui. Ma il film di Sabina Guzzanti valeva tre volte quello di Gandini“.

ecco il link del trailer : http://www.youtube.com/watch?v=-9AXQGGkgK8





Internet muove la Cina

31 08 2009

da opendemocracy.org

scritto da Li Datong

L’8 giugno 2009 il ministero dell’industria e dell’informazione tecnologica cinese ha annunciato che a partire dal 1 luglio tutti i produttori di computer devono installare nei pc venduti in Cina un filtro web chiamato Diga verde per difendere la salute mentale dei giovani. Il provvedimento ha scatenato una vera e propria rivolta. Gli utenti di internet piu’ esperti hanno subito scoperto come funziona: il software contiente una lista di parole da filtrare, tra cui diecimila collegate alla pornografia, e seimila alla politica. Alcuni intellettuali hanno chiesto di rendere pubblico il metodo con cui sono prese queste decisioni politiche, per poterne controllare la legalita’. Ma la cosa piu’ interessante e’ stata la Dichiarazione 2009 degli utenti anonimi, che comincia con un saluto ai censori e prosegue descrivendo la rete come una forza inarrestabile della storia. Il documento contiene anche una sfida: “per affermare la liberta’ di internet, per aumentare la diffusione, e per difendere i nostri diritti, saboteremo il vostro meccanismo di censura, dimostrando la sua inefficacia”.

Dopo le critiche sia dall’interno che dall’estero, il 30 giugno il ministro ha annunciato che avrebbe rinviato il provvedimento. Ma e’ chiaro che in realta’ ha rinunciato definitivamente. Distruggendo la Diga verde, gli utenti cinesi di internet hanno ottenuto la loro vittoria piu’ grande.

Questo e’ un anno particolare per le autorita’ di Pechino. E’ il sessantesimo anniversario della fondazione della Repubblica Popolare, ma anche il ventennale dei fatti della piazza Tiananmen e il cinquantesimo della rivolta tibetana. I disordini del Xinjiang hanno fatto emergere tensione e insicrezza nel paese. In previsione di altri problemi, sono stati aperti uffici di mantenimento della stabilita’ su tutto il territorio. Di solito i mezzi d’informazione cinesi tengono nascoste brutte notizie, ma a quanto pare i tempi stanno cambiando. Dall’inizio del 2009 c’e’ stata una serie di incidenti che hanno avuto grande risonanza. Questi incidenti vengono prima denunciati su internet, ma poi anche i mezzi di informazione tradizionali ne parlano e alla fine le notizie arrivano ad avere un’eco nazionale. Nella prima meta’ dell’anno ci sono stati una decina di casi simili, tra cui quello della Diga verde. Una caratteristica comune a tutti questi episodi e’ stato lo scietticismo espresso dagli utenti della rete nei confronti delle spiegazioni ufficiali, e in tutti i casi alla fine le autorita’ hanno avuto la peggio.

Nel sistema politico cinese non esistono vere elezioni ne un reale controllo da parte dei mezzi d’informazione, quindi le autorita’ possono fare cio che vogliono. Non si preoccupano dei cittadini, non si pongono limiti giuridici e ignorano l’interesse pubblico. Uno dei fenomeni sociali piu’ importanti di oggi e’ che spesso chi protest non e’ personalmente coinvolto nei fatti contestati. Per esepio, la morte sospetta di un cuoco d’albergo di nome Tu Yungao a Shishou, nella provincia di Hubei, ha fatto scendere in piazza contro la polizia decine di migliaia di persone. Perche? un funzionario locale ha spiegato: “non si tratta solo di una morte sospetta, e’ stato un modo per sfogare le profonde tensioni sociali che si erano accumulate nel corso del tempo”. E ha aggiunto “a Shishou i locali dove si gioca d’azzardo illegalmente, gli spacciatori di droga, i furti, le rapine, i casi di omicidio non risoldi, il numero eccessivo di multe, la corruzione della polizia e il suo disprezzo per la popolazione sono sotto gli occhi di tutti. La gente e’ disgustata”. L’incidente puo’ quindi essere visto come l’espressione del malcontento dei cittadini verso l’amministrazione. In realta’ tutte le proteste di massa sono contro le amministrazioni locali, e il governo centrale lo sa. Quest’anno i segretari di partito e i responsabili della sicurezza dei vari distretti sono stati convocati a Pechino per un corso di formazione. Non e’ solo una questione di incompetenza, il vero problema e’ la sfiducia della gente verso il governo. Appena scoppia un conflitto, la popolazione non crede piu’ alle dichiarazioni ufficiali. Per mettere fine a questo tipo di disordini servono enormi risorse ma, soprattutto, questi episodi scuotono le fondamenta del potere. E forse questo e’ il vero motivo per cui le opinioni espresse online cominciano a essere rispettate.

LE autorita’ si sono accorte che il rapido miglioramento degli standard di vita e’ accompagnato da un’insoddisfazione crescente da parte dei cittadini. L’equilibrio tra stato e societa’, tra governo e popolo non esiste piu’. L’unica soluzione e’ modificare il sistema di potere. Ma non ci saranno vere riforme fino a quando le pressioni non saranno cosi’ forti da far capire al partito che e’ in atto una crisi di governabilita’. Nei prossimi anni, i conflitti sulla rete tra autorita’ e cittadini diventeranno sempre piu’ frequenti. Questo fenomeno non ha precedenti nella storia: nessuno si aspettava ce internet divetnasse lo strumento piu’ efficace per far nascere una nuova societa’ civile. Da quando usano la rete, i cinesi hanno imparato a occuparti anche di cose che non li riguardano direttamente, a sentire opinioni diverse, a rispettare chi non la pensa come loro. Sta nascendo una nuova societa’ civile. E, a lungo termine, non c’e’ catalizzatore migliore per le riforme politiche.





informazione in Italia

31 08 2009

E’ incredibile come la vicenda dei dialoghi piccanti di Silvio Berlusconi sia stata completamente ignorata dalla maggior parte dei tg delle varie reti nazionali: da Mediaset , alla Rai (uno e due) e La7; Molti Italiani non sanno nemmeno di cosa si tratti.

Su internet le registrazioni sono pubbliche ma e’ un dato di fatto che appena un terzo della popolazione ha accesso alla rete; Ma non e’ tutto; risulta, infatti, che appena un italiano su dieci legge abitualmente un quotidiano (sui giornali si parlava della vicenda). Ne consegue una visione distorta dei fatti da parte della maggioranza della popolazione.

Purtroppo in Italia l’informazione e’ abilmente controllata e manovrata; esistono ricchi e poveri anche in tema di informazione: i ricchi sono quelli che leggono la stampa, seguono internet e le radio, i poveri sono coloro che guardano i tg. La cosa preoccupante e’, che per quelli della “classe” povera, la visione del paese e’ quella prodotta dal governo.

Temo che questo continuera’ finche’ avremo Berlusconi al governo.