La verita' del conflitto israelo-palestinese

1 09 2009

C’e’ molta ignoranza intorno alla situazione della Cisgiordania e della Striscia di Gaza; le informazioni della tv, dei tg, e anche di molti giornali, sono incomplete e imprecise. Pochi sanno cosa succede veramente all’interno dei territori occupati degli Israeliani; le uniche notizie che ci arrivano sono di attentati o di operazioni militari senza pero’ andare a fondo sulla reale condizione della popolazione che vive nei luoghi occupati.

Tutti i palestinesi nati fuori dalla Palestina non possono rientrare quando vogliono. Necessitano di un permesso speciale che viene rilasciato dallo stato di Israele; Tanti palestinesi, sull’onda dell’entusiasmo degli accordi di Oslo, avevano deciso di rientrare nel paese di origine, sperando di contribuire alla nascita di uno stato palestinese. Ma per entrare in Palestina c’e’ bisogno del permesso israeliano, la strada e’ sbarrata. Fra questi ci sono casi di coniugi separati che hanno richiesto il ricongiungimento familiare che, se concesso, garantirebbe il permesso di vivere in territorio palestinese. Tuttavia queste domande necessitano dell’avallo di Israele che, nonostante la restituzione di parti della Cisgiordania ai palestinesi, mantiene il controllo totale sul registro ufficiale della popolazione (oltre che su confini, spazio aereo, tasse, acqua e altre questioni) ed e’ l’unica autorita’ in grado di rilasciare documenti (carte di identita’) e permessi.

Migliaia di palestinesi con passaporto straniero vanno e vengono dalla palestina con permessi temporanei (quando scade si rientra con un nuovo visto). Ovviamente questa procedura comporta seccatura e costo finanziario, soprattutto per coloro che svolgono attivita’ imprenditoriali.

Centinaia di palestinesi usciti con permessi trimestrali, si sono visti negare il rientro in diversi posti di frontiera israeliana. Secondo B’tselem sono 120 mila le domande di ricongiungimento familiare ancora inevase. Una volta scaduto il visto per loro si aprono le porte dell’incertezza: i membri della famiglia dovranno restare li e gli altri andarsene verso un futuro non chiaro.

L’articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita che “Uomini e donne in eta’ adatta, hanno il diritto di sposarsi e fondare una famiglia, senza alcuna limitazione di razza,cittadinanza o religione. La famiglia e’ il nucleo naturale e fondamentale della societa’ e ha diritto di essere protetta dalla societa’ e dallo stato”. Purtroppo la politica israeliana ha portato allo smembramento forzato del nucleo familiare.

Gli articoli 9 e 13 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo recita che “nessun individuo puo’ essere arbitrariamente arrestato, detenuto o esiliato” e che “ogni individuo ha diritto di lasciare qualsiasi paese, compreso il proprio, e di ritornare nel proprio paese”.

La possibilita’ di entrare anche con un regolare visto di visitatore (nuove direttive israeliane del 2006 che prevedono un visto di ventisette mesi) resta incerta e, dato che Israele ha il potere di respingere le domande di ricongiungimento familiare, allo scadere dei ventisette mesi continuera’ a determinare le sorti di questi casi singoli o familiari. Sembra che il 17 percento delle famiglie cisgiordane sia colpito da queste politiche.

Come detto prima i mezzi di informazione parlano esclusivamente del conflitto israelo-palestinese solo attraverso gli episodi di violenza non accennando a queste situazioni che vengono vissute nel quotidiano a Ramallah, Betlemme, Gerusalemme Est.

Questi scontri fra singoli e funzionari israeliani sono il vero tessuto dell’occupazione militare israeliana e, sommandosi, preparano il terreno ad atti di violenza eclatanti. Il progetto di rivendicare la terra da parte di Israele si traduce in piccoli episodi invisibili e apparentemente banali. Secondo Amnesty International sono 5000 soldati israeliani che regolano la vita della popolazione palestinese: in molti casi un palestinese non puo’ lavorare, coltivare, viaggiare, studiare, avviare un’attivita’, godere di assistenza medica. Oltre a questo la vita dipende da coprifuochi, checkpoint, posti di blocco, muri, trincee, recinzioni. Per no parlare della continua espansione delle colonie ebraiche che comportano il susseguirsi di ostacoli fisici o il sistema stradale israeliano interdetto ai palestinesi.

Mentre le colonie ebraiche (tutte insiedate illegalmente) crescono a livelli smisurati, le citta’ palestinesi stanno soffocando. I coloni ebrei possono muoversi liberamente all’interno del territorio, i palestinesi sono separati sia tra cisgiordania, gerusalemme e gaza ma anche all’interno della stessa Cisgiordania praticamente divisa in 3 sezioni distinte separate fra loro. I palestinesi per muoversi da una parte all’altra del territorio hanno bisogno di permessi israeliani.

L’effetto di questo spazio diviso provoca che in un certo giorno, la possibilita’ di recarsi a lavoro, a scuola, a fare la spesa, o raggiungere strutture mediche e’ remota o ritardata. Due terzi della popolazione palestinese e’ ridotta in poverta’, diventando dipendente dagli aiuti umanitari.

Israele sostiene che queste misure sono necessarie per proteggere i propri cittadini dagli attacchi palestinesi, soprattutto dopo la seconda Intifada del 2000. I palestinesi sotengono che senza occupazione non ci sarebbe resistenza.

Le organizzazioni umanitarie e le agenzie delle nazioni unite riconoscono il diritto israeliano di proteggere i propri cittadini ma dicono anche che le occupazioni militari sono regolamentate dal diritto internazionale e che, finche rimarra’ questo status delle cose, ci sara’ una violazione alle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite.

La Quarta convenzione di Ginevra del 1949, della quale Israele e’ firmatario, dice: (articolo 27) “le persone protette hanno il diritto, in ogni circostanza, al rispetto della loro personalita’, del loro, onore, dei loro diritti familiari, delle loro convinzioni e pratiche religiose, delle loro consuetudini e costumi”. Oltraggi alla dignita’ personale, cattura di ostaggi, colonizzazione, insediamenti, distruzione di proprieta’ pubblica e privata, coercizione, sono vietati dalla Convenzione. Le Nazioni unite e i rapporti sui diritti umani riferiscono che questi oltraggi sono all’ordine del giorno. Le autorita’ israeliane hanno risposto all’Intifada uccidendo palestinesi ai checkpoint e alle frontiere e bombardando zone residenziali e stazioni di polizia.

In nome della sicurezza tutti i palestinesi dei territori occupati sono stati puniti in massa.

Nonostante le disposizioni legali l’occupazione israeliana dura ormai da piu’ di quarant’anni.

Israele mantiene la pressione sul popolo palestinese per spingerlo ad abbandonare le proprie terre.

Purtroppo ai consolati stranieri continuano ad arrivare richieste di abbandono della Cisgiordania; se cio’ dovesse prendere piede in dimensioni maggiori, sarebbe una catastrofe per il popolo palestinese.

Secondo Sharon prima e poi Olmert, “Gli ebrei hanno un piccolo paese, Israele, e devono fare tutto il possibile perche questo stato resti uno stato ebraico anche in futuro”. Questo per giustificare la politica di separazione etnica dai palestinesi che vivono nei territori occupati.Tra il 48 e il 67 si e’ verificato un trasferimento volontario dei palestinesi all’estero (secondo voci israeliane) . Volontario si. Durante la creazione di Israele, centinaia di migliaia di palestinesi sono stati costretti a lasciare le loro case, o trasferiti fuori dalla Palestina, e poi e’ stato impedito loro di tornare con la forza. Dopo aver conquistato quel che restava della Palestina dopo il 1948 durante la guerra del 67, Israele si e’ ritrovata a controllare una popolazione che non voleva. Da qui il passaggio alla strategia dell’espulsione(volontaria) della popolazione palestinese. Partiti come il Moledet proclama che la terra di Israele (Gaza, Cisgiordania, Gerusalemme Est) appartiene ad Israele e solo ad Israele. Il partito sostiene la rimozione permanente della popolazione palestinese.

In attesa del trasferimento si dovranno utilizzare misure per incoraggiare gli arabi ad emigrare verso altri paesi. Il partito di Lieberman ha ottenuto una schiacciante vittoria con un programma che prevede la rimozione dei palestinesi che vivono in Israele, stato del quale sono cittadini. “Qui non c’e’ posto per loro; possono fare le valigie e sparire”.

La legge israeliana considera tutti gli ebrei membri della nazione che Israele rivendica come stato, e dunque idonei alla cittadinanza immediata. I palestinesi non sono membri della nazione ebraica e cosi’, anche se hanno cittadinanza nello stato israeliano, non hanno diritto ai benefici riservati ai membri della nazione.

Secondo lo stato di Israele il popolo ebraico e’ composto non solo dagli ebrei residenti in Israele, ma anche da quelli della diaspora.

Diversi regolamenti militari riservano diritti agli ebrei non israeliani, negati ai nativi palestinesi. Ebrei non Israeliani hanno la possibilita’ di stabilirsi in Cisgiordania e Gerusalemme Est, ma palestinesi residenti all’estero non possono tornare nella loro terra. Ogni giorno ai molti palestinesi vengono negati permessi edilizi, spesso le loro case vengono abbattute, mentre vengono incentivati gli ebrei alla costituzione di nuove colonie. Israele ha trattenuto centinaia di milioni di dollari di tasse che preleva a nome dell’autorita’ palestinese, ma concede enormi agevolazioni fiscali ai coloni ebrei. Le strade palestinesi sono bloccate, dissestate, quelle ebree sono nuove, e tutte perfettamente funzionanti.

Il conflitto israelo-palestinese e’ una questione di terra. Il problema dei sionisti e’ che sulla terra che rivendicano vivono non ebrei. Alla nascita del programma sionista, gli arabi palestinesi erano il 93 percento della popolazione del territorio che i sionisti rivendicavano. Attualmente sono ancora la maggioranza.

Nessun popolo nella storia del mondo se n’e’ mai andato solo perche un popolo lo voleva.

“Ogni popolo indigeno opporra’ resistenza ai colonizzatori stranieri fino a intravedere una speranza di scongiurare il pericolo di una dominazione straniera”(Jabotinsky).

Il progetto Israeliano, quindi, potra’ essere realizzato solo attraverso la soggiogazione della volonta’ del popolo palestinese.

“la colonizzazione sionista,persino la piu’ restrittiva, deve o finire o proseguire contro la volonta’ della popolazione indigena. Questa colonizzazione puo’, dunque, continuare a svilupparsi solo sotto la protezione di una forza indipendente alla popolazione locale, un muro di ferro che la popolazione autoctona non puo’ varcare. Questa e’ la nostra (sionista) politica nei confronti degli arabi. Formularla in modo diverso sarebbe pura ipocrisia” (Jabotinsky).

Israele negli ultimi anni ha intrapreso questa strada, ha costruito tanti muri di ferro, cemento, acciaio che circondano le comunita’ palestinesi.

Fonti dei dati Amnesty International, B’stelem, Banca mondiale

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