Boom effimero delle deforestazioni

15 09 2009

Abbattere le foreste è come svaligiare una banca: le risorse rapidamente accumulate portano un benessere effimero e di breve durata. Lo rivela uno studio congiunto della Università di Cambridge e dell’Imperial College di Londra, pubblicato sulla rivista Science.


L’antitesi tra ambiente e sviluppo non si basa sui fatti: se il saccheggio della foresta amazzonica porta una fase benessere per le comunità della regione, si tratta di un vantaggio di breve periodo. La distruzione delle foreste non avvia lo sviluppo, e in breve tempo il benessere svanisce e lo standard di vita torna alle condizioni precedenti – mentre l’ambiente resta compromesso per sempre.
Lo studio è focalizzato sulla deforestazione nell’Amazzonia brasiliana. Dal 2000 sono stati abbattuti in questa regione 155.000 chilometri quadrati di foresta pluviale, con un tasso di deforestazione di 1,8 milioni di ettari annui (un’area vasta quasi quanto la Toscana). Lo studio ha analizzato l’aspettativa di vita e il reddito pro capite in 286 comuni amazzonici, a diversi stadi di deforestazione. L’Amazzonia è una delle regioni meno sviluppate del Brasile e l’improvvisa disponibilità di risorse (legname, minerali e terra da pascolo) porta una breve fase di apparente sviluppo, con redditi più alti, strade e servizi, tra cui l’accesso all’istruzione e alla sanità. Quando però la deforestazione è terminata, le imprese coinvolte abbandonano l’area e si dirigono verso foreste ancora intatte, mentre nei comuni coinvolti il livello di vita torna al di sotto della media nazionale. La qualità della vita, prima e dopo la deforestazione, è sostanzialmente la stessa.

“L’Amazzonia è riconosciuta un valore di dimensioni globali, ma al tempo stesso una regione molto povera spiega Ana Rodrigues, leader del team di ricerca – Si ritiene che sia necessario sostituire la foresta con campi coltivati o pascoli per venire incontro alle legittime aspirazioni verso uno sviluppo della regione. Lo studio ha esaminato questo assunto. Abbiamo verificato che malgrado la frontiera della deforestazione porti iniziali miglioramenti nei guadagni, nell’aspettativa di vita e nell’educazione, questi miglioramenti non sono mantenuti”.

“Il boom dello sviluppo che la deforestazione porta in queste aree è fuori discussione, ma i nostri dati mostrano che nel lungo periodo i benefici non sono mantenuti. Assieme alle ragioni di relative all’ambiente o al clima, questa è un’altra buona ragione per ridurre l’ulteriore deforestazione in Amazzonia” ha aggiunto Rob Ewers, dell’Imperial College di Londra.

Il declino dello sviluppo nelle aree deforestate è infatti legato alla scomparsa delle risorse naturali che avevano alimentato il precedente boom. Il legname esaurisce, il suolo dei pascoli degrada rapidamente (ed è altrettanto rapidamente abbandonato). Non solo taglialegna e minatori, ma anche agricoltori, allevatori e coloni migrano ormai inseguendo la frontiera della deforestazione.

La ricerca, guidata dall’Università di Cambridge, è stata condotta in collaborazione con l’Imperial College di Londra, l’Università di East Anglia, il CNRS France, L’Instituto Superior Tecnico del Portogallo , e l’Istituto brasiliano per l’Amazzonia, IMAZON.

fonte salvaleforeste.it

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