10 anni di Chavez

16 09 2009

Anno 2009 e sono dieci. Gli anni di Chavez alla guida del Venezuela. Tutto ha inizio con la marcia trionfale a ritmo di Llego el comandante y mando a parar (dedicata a Fidel Castro) e con l’approvazione della nuova costituzione nel 1999. Un passo importante, voluto fortemente dal leader, che ha notevolmente ampliato la tutela dei diritti umani, ignorati da decenni.


Eppure, ora, sembra che le cose siano cambiate. Dai tavolini degli uffici dell’ong Human Rights Watch spunta un dossier: “Un decennio di Chavez:l’intolleranza politica e opportunita’ perse per il progresso dei diritti umani in Venezuela”. All’interno si denunciano le violazioni delle liberta’ civili da parte dell’attuale governo, accusato di aver sacrificato i diritti fondamentali in funzione di interessi politici. Negli ultimi tempi si sono verificate chiusure di emittenti radiofoniche ostili al governo, segno tangibile, della mancanza di rispetto nei confronti del principio dell’aliberta’ d’espressione (ovviamente quando le opinioni sono contrarie).
E non solo. Praticamente si e’ annullato il dialogo con l’opposizione (che ha disertato le elezioni legislative del 2005) consegnando al partito di Chavez la maggioranza assoluta nell’assemblea nazionale. Grazie alla vittoria nel referendum del febbraio del 2009 Chavez potra’ essere rieletto per un numero illimitato di mandati e, questo, portera’ all’accelerazione della nazionalizzazione di imprese private e costringera’ al silenzio i mezzi di comunicazione dissidenti.
C’e’ da chiedersi se non ci troviamo di fronte agli albori di una dittatura. La posizione del leader diventa ogni giorno piu’ radicale, e’ preoccupato che i mezzi di informazione all’opposizione possano arrivare alla maggioranza dei venezuelani. Cosa fare dunque? mettere il bavaglio loro. Radicalizzare la posizione nei confronti dei mezzi di comunicazione, limitare i diritti civili, politici ed economici (costituzione del 1999). Eppure il paese non sta a guardare, l’opinione pubblica sta reagendo. Negli ulti mesi Chavez ha accelerato il suo progetto attraverso leggi che sono state contestate e hanno provocato duri scontri fra opposizione e sostenitori del governo. Fra questi la riforma dell’istruzione (creazione di un sistema scolastico socialista) ma soprattutto la proposta di istituzione di una legge contro i crmini mediatici: pene fino a 4 anni per chi rivela notizie che mettano a repentaglio la sicurezza della nazione.
Secondo il governo, infatti, i mezzi di comunicazione privati sono come l’ETA per il governo spagnolo: terroristi. E da tali vanno trattati.
Basta vedere l’attacco fatto da chavisti alla tv privata Globovisiòn il 3 agosto. Anzi meglio dire Globoterror, nomignolo affibiatogli dal governo. Insomma il buon Chavez sembra stia dando segni di intolleranza verso coloro che frequentano i salotti della tv privata per denunciare provvedimenti govenrativi.
Come fece Castro nel 59, Chavez dice basta alle voci di dissenso, scatenando la stampa libera in difesa della legalita’.

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