Continua lo sciopero a Ponte Galeria. Altre novità dai Centri di tutta Italia

1 10 2009

Sui tetti di Crotone, nelle aule di Milano

Quella di martedì è stata una giornata di tensione anche dentro al Centro di Crotone. Due reclusi sono saliti sul tetto minacciando di buttarsi, altri due sulle recinzioni metalliche che circondano la struttura. Un altro si è tagliato le mani e la pancia con una lametta. E non è la prima protesta dentro al Cie calabrese dal momento dell’entrata in vigore del “pacchetto sicurezza”: già ad agosto c’era stato uno sciopero della fame di tre giorni. In serata è tornata la calma ma, come in quasi tutti gli altri Centri sparsi per lo stivale, siamo sicuri che non durerà molto.


Nuova lunga udienza, ieri, del processo per la rivolta di via Corelli. La novità più grossa: uno degli imputati, Lacine, è già stato trasferito agli arresti domiciliari mentre per Jawad è una questione di ore. Priscilla, invece, aspetta una risposta a breve.
Durante l’udienza sono stati interrogati un carabiniere e due vigili del fuoco, e questi ultimi hanno fornito una ricostruzione dell’accaduto abbastanza differente da quella proposta dai carabinieri e dai poliziotti sentiti fino ad ora. Il processo, oramai, è agli sgoccioli: la prossima udienza sarà l’8 di ottobre, e in quella occasione saranno ascoltati gli imputati. E poi arriverà la sentenza, probabilmente già il 13 di ottobre.

Visite a Gradisca

Lunedì scorso due deputati e tre senatori del Partito Democratico hanno visitato il Cie di Gradisca d’Isonzo. Alle dieci del mattino, senza fotografi né giornalisti, sono entrati nella struttura accompagnati dal direttore. La visita è durata un paio d’ore e molti reclusi sono riusciti a parlare direttamente con i cinque, raccontando loro della durezza delle condizioni di detenzione e delle botte volate durante le proteste del lunedì precedente. Qualcuno tra i reclusi, poi, ha accusato i parlamentari in visita di essere corresponsabili delle leggi contro i senza-documenti, e soprattutto dell’esistenza stessa dei Centri. Questa saggia malfidenza verso i politici si è rafforzata qualche ora dopo quando al Telegiornale regionale è stata trasmessa l’intervista ad uno dei 5 parlamentari, che ha elogiato la professionalità del personale del Centro ed invocato lo sveltimento delle procedure di espulsione deprecando l’eccessiva permanenza all’interno dei Cie, senza soffermarsi molto sui pestaggi del 21.

Sta il fatto, però, che la resistenza dei detenuti sta dando i suoi frutti. La documentazione circolata in rete, il video delle cariche pubblicato su youtube, le pagine dei giornali sulla repressione di lunedì, l’attenzione continua rispetto a ciò che succede dentro alle mura del Centro ha intimidito di molto la polizia e i soldati di guardia che ora stanno attentissimi a quel che fanno.

La giornata a Roma

Prosegue lo sciopero della fame a Roma, ed è il terzo giorno. La situazione è pesante. Ieri sera, qualche minuto dopo i nostri ultimi contatti con dentro, un detenuto è svenuto e poi un altro si è tagliato le vene, e poi altri ancora hanno cominciato a tagliarsi. Fino all’una di notte, due ore di protesta e disperazione: il pavimento, “un tappeto rosso”. Il ragazzo più grave è stato curato sommariamente in infermeria e riportato nella sua cella: oggi è lì, mezzo morto, insieme ai suoi compagni. Ha perso molto sangue ed ha dei momenti di incoscienza.
Per contro, dopo la sceneggiata di ieri e l’espulsione a sorpresa di Miguel, la polizia non si è fatta più vedere. I detenuti, però, sanno che è nascosta dietro l’angolo, pronta ad intervenire non appena la protesta salirà di tono.
Ascolta il racconto della serata di ieri e della giornata di oggi ed un appello in arabo su: http://www.autistici.org/macerie/?p=20403

Torino. La libertà è un lavoro collettivo

Continuano ad aggiungersi dettagli sull’evasione di domenica scorsa dal Cie di Torino. Ora sappiamo per certo che si è trattato di un tentativo veramente collettivo. Quando i reclusi intravedono una possibilità, vale a dire un cancello aperto, iniziano tutti a spingere per uscire dalla gabbia. Prima che i militari riescano a chiudere il cancello, grazie alla spinta collettiva, quattro reclusi riescono a scappare e a dirigersi verso il muro che separa l’area dal cantiere del raddoppio. Qui, il primo si china per permettere agli altri di scavalcare salendo sulla sua schiena, un raro esempio di altruismo e di vero e proprio amore per la libertà. Uno ce la fa, ed è quello che è ancora uccel di bosco, ma gli altri tre vengono presi e, come sappiamo, picchiati fino a farli sanguinare e infine arrestati con l’accusa di resistenza e lesioni. Dopo due notti al carcere delle Vallette di Torino, proprio oggi i tre sono stati “scarcerati”, ovvero rinchiusi di nuovo al Cie di corso Brunelleschi. Ora, chiaramente, rischiano di essere espulsi prima che il processo cominci veramente.

Un altro recluso che rischia di essere espulso è Mimì, il ragazzo picchiato da due Alpini un paio di settimane fa. Dopo il pestaggio, Mimì ha sporto denuncia contro i due militi ignoti, ma per la legge italiana questo non è sufficente a sospendere l’espulsione. Per capirne qualcosa di più, ascolta l’intervista con l’avvocato di Mimì su http://www.autistici.org/macerie/?p=20393.

fonte roma.indymedia.org

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