Mafia: da Fondi a Civitavecchia, il caso Lazio.Operative più di sessanta cosche

1 10 2009

di Cesare Zanardo

Intervista a Luisa Laurelli,presidente della Commissione sicurezza della Regione. Sono prsenti più di sessanta cosche cui fanno capo circa trecento personaggi legati alla criminalità organizzata

ROMA – Venerdì a Fondi i cittadini hanno detto un forte no alle mafie, ribadendo come sia sbagliato credere che la criminalità organizzata sia soltanto un “problema del Sud”.

Affrontiamo la situazione del Lazio parlandone con Luisa Laurelli, consigliera regionale e Presidente della Commissione consiliare Sicurezza, contrasto all’usura, integrazione sociale e lotta alla criminalità.


Anche il Centro Italia, al contrario di quello che si può pensare, è oggetto delle mire della criminalità organizzata: dal mercato degli stupefacenti agli appalti, passando per il racket e l’usura, la mafia allunga i tentacoli ovunque. In particolare nel Lazio riescono a convivere le diverse organizzazioni criminali, che, senza danneggiarsi troppo, riescono a fare i propri affari. Camorra, ‘ndrangheta, Cosa Nostra sfruttano il mercato della Capitale per guadagnare con la droga, ma investono nell’edilizia e nel terziario per riciclare i soldi fatti altrove. In considerazione della manifestazione nazionale a favore della lotta a tutte le mafie che si è tenuta venerdì 25 settembre a Fondi, riflettiamo sul caso Lazio con la consigliera regionale Luisa Laurelli, Presidente della Commissione consiliare Sicurezza, contrasto all’usura, integrazione sociale e lotta alla criminalità.

Presidente, qual è il quadro della diffusione del fenomeno mafioso nel Lazio?
Purtroppo il quadro della nostra regione è preoccupante. I dati raccolti dall’osservatorio Regionale sulla legalità e quelli della procura parlano chiaro. Il Rapporto dell’Osservatorio calcola la presenza stanziale nel Lazio di circa 300 personaggi appartenenti a famiglie della criminalità organizzata, mentre le cosche segnalate come operative nella Regione sono fra le 60 e le 67. Il Lazio è la seconda regione italiana nella graduatoria di diffusione del reato d’usura ed è la sesta regione in Italia per beni confiscati alle mafie, 328.

Per l’importanza strategica che rivestono, i porti sono i punti più ambiti dalle organizzazioni mafiose. In che condizioni versano quelli laziali?

I porti, come tutte le altre attività intorno alle quali girano molti soldi e interessi fanno gola alle organizzazioni criminali. La nostra preoccupazione si è rivolta al porto di Civitavecchia a cui abbiamo dedicato lo scorso 17 settembre un’audizione della commissione Sicurezza. Il procuratore della DDA di Roma, Giancarlo Capaldo ha evidenziato come sia necessario un maggiore controllo nell’aggiudicazione degli appalti, mentre il procuratore del Tribunale di Civitavecchia, Giuseppe Deodato ha segnalato la presenza radicata, nel territorio che va da Pescia Romana a Fiumicino e si estende all’interno fino a Bracciano, di “famiglie che hanno avuto o hanno collegamenti con associazioni di tipo mafioso”. Per il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino ha parlato di una “mafia di passaggio” riferendosi a narcotraffico, contrabbando e marchi contraffatti che transitano verso la Campania e la Calabria.
I due procuratori, l’Autorità portuale e il sindaco di Civitavecchia non hanno escluso la presenza della criminalità organizzata nelle attività legate al porto. L’audizione ci spinge perciò ad incrementare l’attività di prevenzione e a portare in aula la proposta di legge sugli appalti, già approvata in Giunta.

Il Comune di Nettuno sciolto per infiltrazioni mafiose, Fondi oggetto di una richiesta analoga da parte del Prefetto di Latina: crede che la commistione tra crimine organizzato ed amministrazioni locali abbia raggiunto livelli preoccupanti? C’è un emergenza moralità rispetto alla classe politica di base?
Io credo che una questione morale esista nella attuale classe politica, locale e non. Naturalmente vanno distinte le ipotesi di reati veri e propri dai comportamenti discutibili dal punto di vista etico ma non contrari alla legge. Anche in questo secondo caso, però, credo che debba esserci una maggiore attenzione nella scelta dei rappresentanti delle istituzioni e dei dirigenti e quadri di partito. Noi abbiamo un dovere etico superiore rispetto a quello di un qualunque cittadino. Ne sono convinta.

Cosa pensa della decisione del Consiglio dei Ministri di non dare seguito alla richiesta di scioglimento del consiglio comunale di Fondi avanzata dal Prefetto Frattasi?
Io credo che sia folle che un Governo sconfessi sia un suo ministro (Maroni) che un suo alto rappresentante come il prefetto Frattasi. E trovo molto pericoloso non aver sentito una parola di solidarietà nei confronti del prefetto da parte del ministro dell’Interno o di qualsiasi altro rappresentante del Governo. Un anno intero senza dare una risposta ai cittadini onesti, agli imprenditori che continuano a subire atti di intimidazione. Perché? Per interessi elettorali, per la paura di perdere voti in vista delle regionali, per gli appetiti di alcuni ministri nell’area pontina? Io non lo so, ma so che davanti alla criminalità le istituzioni dovrebbero essere unite, dimenticando le contrapposizioni politiche. Questo purtroppo, nel caso di Fondi, non è stato.

Venerdì nella cittadina pontina si è tenuta questa importante manifestazione. Cosa auspica?
Ecco appunto. Le istituzioni non hanno saputo ancora dare una risposta che invece è venuta dalla gente e dalle associazioni. A Fondi hanno costituito un comitato unitario antimafia. Unitario. Ne fanno parte tutti coloro che non vogliono più vedere associato il nome della loro terra alla mafia. E questo comitato ha organizzato una straordinaria manifestazione lo scorso venerdì. Nonostante le intimidazioni, gli appelli, l’ostracismo dell’amministrazione comunale che ha vietato di utilizzare la piazza e ha multato gli organizzatori, è stata una grande giornata. Dalla gente è venuto il sostegno all’azione dei magistrati e delle forze dell’ordine. Ormai Fondi è una questione nazionale e il Governo non può continuare a non decidere. Perché è su questa questione che dirà esattamente da che parte intende stare.

fonte roma.indymedia.org

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