Addio paradiso Cayman

2 10 2009

Recentemente il ministero degli esteri inglese, attraverso il suo segretario Chris Bryant, ha scritto una missiva diretta al governo delle Isole Cayman: “Temo che non vi resti altra soluzione che valutare l’introduzione di nuove tasse”.
E’ scontato dire che cio abbia provocato un certo disappunto nell’ex colonia britannica.


Fino ad oggi, infatti, i cinquantamila abitanti dell’arcipelago caraibico non hanno mai pagato imposte ne sul reddito ne sulle attivita imprenditoriali a parte qualche rara eccezione. Grazie a questo regime fiscale il lontano arcipelago e’ diventato uno dei rifugi piu’ ricercati dalle societa’ legate all’alta finanza, contemporaneamente, attirando l’ira dei vari ministri delle finanze di tutto il mondo a caccia di evasori.
Allo stato attuale le finanze delle isole Cayman, ancora sotto il controllo dell’autorita’ britannica, sono in pessime condizioni: il paradiso fiscale e’ minacciato dalla bancarotta.
Con il passare del tempo (anche per colpa del violento uragano di cinque anni fa) il debito pubblico ha raggiunto livelli record e c’e’ assolutamente bisogno di misure straordinarie. Se non arrivano nuovi finanziamenti entro breve tempo mancheranno anche i soldi per pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici.
Nel frattempo il governo britannico, che ha respinto lo stanziamento di un prestito di circa 370 milioni di dollari, sta esortando il governo caraibico alla creazione di un canale di finanziamento basato sulle entrate fiscali.

Il debito pubblico delle isole e’ arrivato a 590 milioni di dollari. Niente in confronto alle somme che vengono inviate sull’arcipelago dall’alta finanza: al 2007 risulta che il valore del patrimonio amministrato dal settore finanziario ammontava a quasi 3.200 miliardi di dollari. Le isole vengono utilizzate, come detto prima, da manager dell’alta finanza solo come sede formale delle loro aziende  perche svolgono i loro affari altrove ( soprattutto Londra e New York).

I paesi industrializzati (ocse) non appoggerano le Cayman, anzi, hanno inasprito la guerra ai paesi cosiddetti offshore considerati complici degli evasori fiscali. Campanello d’allarme anche per altri paesi come Andorra, Liechtenstein, Isole del Canale, Jersey, Guernesey.

tradotto da Frankfurter allgemeine zietung , di marcus theurer

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