Il paese col sorcio in bocca.

6 10 2009

Di Diego Cugia
sorcio]Se un uomo commette una fesseria non può dare la colpa agli altri, al destino, alle stelle o agli ebrei. Chiamatelo stile o semplicemente educazione. Non si fa. Capisco che non sono più i tempi di “Cuore”, quando i Garrone con la mano sul petto si alzavano dal banco alla fatidica domanda “Chi è stato?”, assumendosi le colpe di un altro: “Son stato io”. Ma chi viene sorpreso col sorcio in bocca (esattamente con 20 sorcine, per dirla alla Renato Zero) non dovrebbe dare la colpa alla stampa o alla Tv. Perché non si fa. E chi lo dice? La mamma, il buonsenso, la buona creanza, la coscienza, l’ovvio. In fondo basterebbe ammettere: “Ho sbagliato”. E assumersene le conseguenze.
Ieri in sette milioni -qualcuno non senza sconsolatezza- abbiamo assistito all’intervista a una escort. La sconsolatezza era dovuta alla sensazione (la certezza) che se Gesù Cristo fosse sceso una seconda volta sulla terra, ossia in televisione, perché noi viviamo nella proiezione del pianeta e non più sulla terra, Gesù risorto non avrebbe avuto la stessa audience della D’Addario.

La seconda sconsolatezza o disperanza è stato il rispettivo “lancio del sorcio”. Come ti permetti di darmi del ladro se hai rubato pure tu? Ciò è molto infantile. Perché una cosa non esclude l’altra. Si direbbe che questi uomini, oggi al potere, non abbiano avuto padri.
Il torto mio non si cancella col torto altrui. Ieri, invece, il direttore di ”Libero” e il vice del “Giornale” si dilettavano nel lancio del sorcio. I traffici di protesi (gambe e altri “pezzi umani” artificiali venduti ungendo di tette e coca i dirigenti ospedalieri pugliesi) servivano per bilanciare le notti di Palazzo Grazioli. Perché i presunti ladri sarebbero di sinistra. Che a sua volta, è ovvio, utilizza il cosiddetto “harem” del presidente del consiglio sperando nelle sue dimissioni. La sensazione (la disperanza) era questa: sembrava di essersi affacciati a una finestra sul cortile dove stanno chiassosamente giocando bambini maleducati. Noi non parteggiamo per un misfatto o per l’altro. Noi desideriamo la verità, ossìa essere informati al meglio. Lo stile del Presidente (la sua mancanza) è un fatto pubblico. Gli illeciti atroci riguardo alle protesi sono un fatto penale, oltreché pubblico. Entrambi sono legati, tuttavia, dall’identico nome: Tarantini o Tarantino? Il presidente stenta a ricordarlo. Eppure vi sarebbero molteplici intercettazioni che testimonierebbero lo scambio di telefonate (fino a venti al giorno) fra Berlusconi e Tarantini. Erano amici. Il fatto che D’Alema abbia partecipato a una cena elettorale pagata dallo stesso industriale indagato per spaccio e corruzione, non cambia nulla. Personalmente non credo affatto che D’Alema e Tarantini fossero “amici”, ma se anche l’uno fosse stato il padrino della figlia dell’altro, ciò non potrebbe né escludere né attenuare le responsabilità in capo al premier. Queste responsabilità le ha assunte con tutti noi giurando fedeltà alla Repubblica e giurando di “esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”. Interesse è la parola chiave. Qualsiasi uomo pubblico (figuriamoci il più potente) deve sapere come sia altamente probabile che egli venga avvicinato per “interesse”. Nonostante abbia 73 anni (“Ma me ne sento 35”) è inverosimile che delle ragazzine di venti se lo sognino la notte. Lo capisco, è triste, ma il mondo va’ così, e se te ne salgono venti a ballare in casa tua, o lo fanno per soldi o per interessi privati (non della Nazione). Come, per esempio, avere un “aiutino” per sbloccare una pratica edilizia.
Secondo: non dico che tu debba cenare esclusivamente con la Rita Levi Montalcini o un cardinale (al limite “la” Cardinale), ma l’altezza della carica presuppone un decoro. E prima di invitare sgallettate e sgallettati di qualsiasi risma bisognerebbe accertarsi accuratamente della loro identità. “Non sapevo che fosse una escort” (ammesso che la risposta sia onesta) dimostrerebbe una verità terribile: che il Paese è nelle mani di un ingenuo. Terzo e ultimo: (il più grave). Tarantino o Tarantini è quel che è e che ci racconteranno le inchieste della magistratura. Si può non sapere che la D’Addario sia una escort, ma è inimmaginabile che tu non sappia chi sia Tarantini. Hai i tuoi consiglieri, i segretari, la polizia, i servizi segreti, e un ministro di nome Fitto. Non puoi mica rispondere sono un brianzolo non un pugliese. Anche non volendolo sei inevitabilmente implicato in un giro di coca, di donnine facili, e di “piazzamento protesi”. Se accetti i favori di un Tarantini, dovrai restituire i favori. (Nell’interesse della Nazione?). Se accetti i favori di una escort dovrai ricompensarla. Le veline e le miss inserite nelle liste elettorali sono francamente la cosa più disperante che questo Paese abbia mai visto negli ultimi 150 anni.

Conclusione. Nella più colomba delle ipotesi siamo governati da un farlocco che si comporta né più né meno di un animatore della Valtur o un pianista di bar. (Che non hanno giurato fedeltà alla Repubblica né di osservare la Costituzione). Siamo, cioè, in presenza di un’ “animatore” (mestiere che tanti anni fa, in crociera, svolgeva con successo). Il massimo esponente della categoria non è lui, ma Fiorello. Duole dirlo, credo che Fiorello avrebbe un più alto senso dello Stato. Persino gli intrattenitori, infatti, hanno un codice deontologico. Il più celebre di tutti si chiama David Letterman. E’ un uomo sposato, ha un figlio piccolo. Ieri ha ammesso di fronte al pubblico americano (e alla sua famiglia) di aver avuto rapporti sessuali con una del suo staff. E di essere stato ricattato per questo da un impiegato di una Tv concorrente. Non è uno scherzo, è vero. Letterman non ha fatto di tutto per tentare di mettere a tacere la cosa. Si è rivolto alla polizia che gli ha fornito un assegno falso da due milioni di dollari (la richiesta del ricattatore). Si è presentato all’appuntamento con lui, gliel’ha rifilato,e così la polizia ha colto sul fatto il delinquente. Qualcuno pensa che a Letterman abbia fatto piacere rivelare al mondo di aver tradito sua moglie? Ovvio che no, eppure ha sentito il dovere, lo “stile” di farlo. Non è un presidente del consiglio ma solo un presentatore. Però è un uomo pubblico. Fa battute sui potenti. Se avesse accettato il ricatto (o semplicemente l’avesse taciuto) non sarebbe più stato “degno” (ricordate questa parola?) di svolgere il proprio mestiere. Si vede che David Letterman ha avuto un papà e una mamma. Gli hanno insegnato il rispetto che si deve agli altri prima che a se stessi. Le basi della democrazia si imparano in famiglia. Poi si cresce. A meno che a 73 anni non te ne senta 35. Allora qualcosa purtroppo è andato storto. Sei stato beccato con il dito nella marmellata (o il sorcio in bocca) da vecchio e non c’è un solo sorcio nella bocca di un altro che ti possa salvare.

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