Mediterraneo: un bagno di rifiuti

6 10 2009

Dalle brillanti acque del mediterraneo comincia a venir fuori un’eredita’ vecchia di vent’anni, fatta di rifiuti tossici e radioattivi.
Un’enorme discarica di navi piene di sostanze nocive affondate al largo di Italia, Grecia e Spagna, dall’ “ecomafia internazionale” capeggiata dalla’ndrangheta calabrese. E non mancano le voci sul possibile contributo dei servizi segreti italiani e del governo nell’insabbiare il tutto.


Si parte dalle fotografie, scattate da un robot sottomarino, di un relitto, probabilmente la Cunski, a largo di Cetraro (Calabria). Zona dove, statistiche alla mano, sono aumentati i tumori della tiroide. E pensare che questa localita’ e’ una delle attrazioni turistiche del nostro paese, oltre che rifornimento di pesce venduto anche all’estero.
Ovviamente il ritrovamento del relitto ha spinto ad una maggiore attenzione sulle coste meridionali italiane, ma ha messo in allerta anche Grecia, Spagna e, piu’ in generale, l’intero bacino del Mediterraneo. Legambiente e Greenpeace hanno documentato il disastro: sembrerebbero almeno 32 le navi affondate al largo delle coste italiane. Nel 2005 il pentito Francesco Fonti ha parlato del suo coinvolgimento nell’affondamento della Cunsky, al largo di Cetraro, della Yvonne A, presso Matera, e della Voriais Sporadais al largo delle coste di Metaponto (Basilicata). Tutte mete turistiche e dell’industria del pesce. Tutte navi facenti parte di un convoglio che nel 1989 era partito per il Libano a recuperare centinaia di tonnellate di rifiuti tossici, perlopiu’ prodotti farmaceutici e chimici di fabbricazione italiana.
La storia del pentito e’ confermata dai rilievi fotografici del robot precedentemente citato: dalle immagini del relitto si vedono fusti simili a quelli utilizzati per lo stoccaggio di rifiuti tossici e radioattivi. Da allora, parliamo di settembre, sono stati pubblicati rapporti su almeno 41 navi scomparse. Nessuno sa con certezza se i barili, che si trovano sui fondali marini, siano ancora chiusi o se contengano sostanze pericolose.
Nei pressi di Amantea, vicino Cetraro, sono state trovate tracce si Cesio 137 e di mercurio (sostanze entrambe solubili in acqua). La contaminazione da queste due sostanze potrebbe avere origine dall’affondamento della motonave Jolly Rosso, arenatasi lungo la costa calabrese nel 1990. In questa zona si e’ registrato un aumento di morti per tumori, oltre che della temperatura al suolo (sei gradi piu’ della norma).
E’ necessario un intervento, oltre che del governo, di tutta la comunita’ internazionale. E’ uno sforzo enorme, infatti, che coinvolgerebbe l’UE e le Nazioni Unite, per un monitoraggio globale dell’area interessata. Per ora solo il Giappone ha offerto la sua collaborazione, visti gli interessi (pesca) che ha nelle acque del Mediterraneo.
Tuttavia rimane una forte preoccupazione per i legami della politica italiana di oggi e di ieri con l’ecomafia internazionale. Rapporti di cui parla anche Francesco Fonti: nel 92 ha confessato, durante il coinvolgimento nell’affondamento di queste navi, di aver avuto contatti con agenti del Sismi (abolito nel 2007).
Anche Leoluca Orlando ha dichiarato che persone appartenenti al sistema politico italiano hanno aiutato la rete criminale: sarebbe stato impossibile attuare tali piani criminosi senza che ci fossero stati collegamenti fra i criminali stessi e persone all’interno della classe politica e burocratica dello Stato.
Obiettivo dell’inchiesta e’ anche scoprire chi volesse sbarazzarsi di tali rifiuti: secondo Fonti questi provenivano da Norvegia, Germania e Stati Uniti.

Dei collegamenti fra “sistema” e criminalita’ organizzata ne parlava anche la giornalista Ilaria Alpi, uccisa nel 1994 in circostanze misteriose. Con il suo cameraman Miran Hrovatin, era sulle tracce di traffici di armi e di rifiuti tossici dall’Italia alla Somalia. Molti in Italia, anche il pentito Fonti, sono convinti che furono uccisi perche avevano scoperto troppe informazioni sulla collusione tra mafia e militati italiani.

da Counterpunch, Stati Uniti

Rimango sconcertato. Per gli abitanti delle zone, ignari di cio che gli succede, per la consapevolezza di funzionari pubblici e per l’uccisione di una giornalista che, probabilmente, stava mettendo in luce la verita’.

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