Il “grande terrore” russo

13 10 2009

giornalistiRecentemente l’associazione per i diritti umani in Russia, la Memorial, e’ stata condannata da un tribunale di Mosca a versare un risarcimento al leader ceceno Kadyrov, che aveva citato la stessa per diffamazione.

Il verdetto e’ una sorta di avvertimento per coloro che collaborano con l’associazione, che puo’ essere riassunto con due parole: “Meglio tacere”.


Il 15 luglio Kadyrov era stato accusato da Memorial dell’uccisione di Natalja Estemirova, rappresentante dei diritti umani a Grozny, in Cecenia. Ma, come volevasi dimostrare, l’uomo ha respinto le accuse etichettando l’Estemirova come una donna priva di onore e dignita’.
Dello stesso avviso non erano i suoi colleghi e i suoi amici che sapevano delle minacce ricevute dalla donna. Natalja raccontava a tutti delle torture perpetrate dal leader ceceno, della scomparsa di persone. Era consapevole di avere le ore contate.

Purtroppo oggi e’ cosi’ in Russia. Denunciare l’orrore di tali fatti ti espone automaticamente a pericoli mortali.

Chi ha avuto il coraggio ha pagato con la vita: Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov e, appunto, Natalja Estemirova.

Ormai sono passati tre anni dalla morte della Politkovskaja ma , nonostante la presenza dell’arma del delitto, di intercettazioni e di video, non sono stati rintracciati ne i killer ne tantomeno i mandanti. Probabilmente sara’ cosi’ anche per l’inchiesta sulla morte di Natalja Estemirova. Basti pensare che un testimone chiave nel processo, Akhmed Gisaev, ha lasciato da poco la Russia in seguito a minacce e pressioni.

Gli assassini rimangono impuniti, i testimoni vengono sistematicamente minacciati e l’onore di Ramzan Kadyrov rimane intatto.

E’ un meccanismo ben oliato, quello russo, dove l’omicidio e l’impunita’ sono incoraggiati. A Mosca viene riabilitato Stalin; a Grozny tornano di moda i metodi della sua polizia politica.

La Russia di Putin somiglia sempre di piu’ al “grande terrore” degli anni trenta.

Fonte Le Monde, Francia

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