Reazioni delle comunita’ palestinesi in Italia ai discorsi di Abbas e Mishaal

16 10 2009

I palestinesi italiani hanno condannato il discorso pronunciato martedì dal presidente dell’Anp Mahmud Abbas, ma non sono mancate neanche le critiche rivolte al leader di Hamas, Khalid Mishaal, che domenica aveva accusato l’Anp di “non rappresentare più il popolo palestinese”(Mishaal: ‘l’Anp di Abbas non è adatta a governare i palestinesi’.).

Da parte sua, Abbas aveva anche accusato Hamas di aver provocato l’operazione israeliana “Piombo Fuso” contro la Striscia di Gaza, e di sfruttare il clamore suscitato dal rinvio della votazione del Rapporto Goldstone per affossare Fatah e l’Anp: Duro attacco di Abbas a Hamas: responsabile della guerra israeliana contro Gaza.

Abbiamo chiesto a rappresentanti e personalità di spicco all’interno delle comunità dei palestinesi d’Italia come si pongono di fronte a questo scambio di accuse.

“I palestinesi sono amareggiati e arrabbiati per ciò che sta accadendo – ci ha spiegato Samir Qaryuti, giornalista presso la Stampa Estera di Roma – Con il suo discorso, Abbas ha cercato di confondere le idee della gente, di sviare completamente l’attenzione dei palestinesi dall’occupazione israeliana – un’occupazione che fa di tutto per dividere e opprimere il nostro popolo. Abbas ha cercato di giustificare l’ingiustificabile. La questione di Ginevra, con il rinvio del voto sul Rapporto Goldstone, ha costituito un punto di svolta per tutti i palestinesi dotati di coscienza nazionale. Noi non ce la facciamo ad accettare questa situazione”.

Per quanto riguarda il discorso di Mishaal, Qariuty ha espresso critiche sulle modalità di comunicazione: “Come giornalista, capisco che lui vuole dirci qualcosa, ma non usa il linguaggio appropriato per fare arrivare il messaggio al momento e nel modo opportuni. Questa è una critica che gli muovo da sempre. Abbas, invece, ha una strategia di comunicazione studiata a tavolino, appositamente per dire nulla. L’ho osservato con attenzione: ho uno sguardo da presa in giro. Ci inganna, deliberatamente, con i suoi sorrisi e le sue parole. E ormai la stragrande maggioranza del popolo palestinese e arabo non gli crede più, soprattutto dopo Ginevra”.

Sul tema della riconciliazione palestinese, Qariuty ha aggiunto: “Non credo che ad Abbas interessi. Se gli fosse interessata davvero, avrebbe potuto incontrare Hamas a Damasco e la leadership di Gaza. Ma non l’ha fatto. Perché non è tra i suoi obiettivi. Nemmeno i suoi gli credono più. E tutto ciò ha ragioni politiche, non economiche. Tutti conosciamo la corruzione dell’Anp, ma sappiamo che non è sufficiente a motivare le decisioni anti-palestinesi prese da Abbas e i suoi. Lui cerca di imporre una soluzione per andare a nuove elezioni, ma nelle attuali condizioni esse sono improponibili. Ricordiamoci che lui ha già il mandato scaduto da 10 mesi…. Inoltre, cosa si aspetta da Israele? Dal premier israeliano Netanyahu non otterrà nulla. Guardiamo la realtà dei fatti: la moschea di al-Aqsa è gravemente minacciata, la colonizzazione a Gerusalemme e in Cisgiordania è in crescita esponenziale, Gaza è sotto assedio da tre anni e ha subito la carneficina di Piombo Fuso… Ancora aspetta che gli israeliani concedano qualcosa ai palestinesi? Cosa gli manca per convincersi che da Israele non otterrà nulla? Anzi.

I palestinesi, dunque, per la prima volta nella loro storia, si trovano di fronte a un’autorità palestinese totalmente disastrosa, totalmente anti-palestinese. Tale situazione costituisce una reale e grave minaccia per la causa. Oggi noi vediamo il pericolo della liquidazione totale della nostra causa nazionale. Ecco che tutte le discussioni pro e contro l’Anp o Hamas non servono a niente”.

La proposta. Il giornalista palestinese evidenzia la necessità di creare un “Congresso palestinese permanente della Diaspora” per soccorrere la causa palestinese. “Non dobbiamo lasciare la responsabilità della gestione della nostra causa nazionale alle sole leadership, altrimenti perdiamo tutto. Non possiamo permettere che la dirigenza di Gaza pensi solo alla Striscia, e l’Anp solo alla Cisgiordania. Noi palestinesi della Diaspora chi siamo? Anche noi vogliamo dire la nostra”.

“Si è trattato di un discorso volgare, indegno di un rappresentante del popolo, e più adatto a quello di un capo-banda”. Mohammad Hannoun, presidente dell’Api, Associazione dei Palestinesi in Italia, ha cassato l’intervento di Abbas a Jenin. “E’ stato un discorso fallimentare sia nel linguaggio sia nel contenuto usato. Descrive la sua linea fallimentare. Lui e l’Anp sono arrivati al fondo. Un presidente deve difendere gli interessi del suo popolo, ma Abbas non ha fatto altro che attaccare Hamas. Avrebbe dovuto difendere il Rapporto Goldstone e cercare di unire le varie forze politiche palestinesi, invece ha chiesto il rinvio del voto al Consiglio Onu per i diritti umani… Ieri, avrebbe potuto almeno motivare la sua decisione, che ha scatenato dure reazioni sia tra i palestinesi sia nel mondo arabo e islamico, invece che ha fatto? Ha attaccato Hamas e gli ha scaricato addosso la responsabilità. Invece di ammettere l’errore, l’ha riversato sugli altri. Ecco, mi sarei aspettato che nel suo discorso, Abbas presentasse delle scuse al suo popolo e subito dopo le necessarie dimissioni: ‘Scusate, non sono più in grado di rappresentarvi’. Invece niente di tutto ciò. Anzi. Ne ha approfittato per scaricare il suo fallimento su Hamas, tirando in ballo la guerra israeliana su Gaza. Ma quello non era il momento di affrontare questo tema. La questione in ballo è il Rapporto Goldstone. Da statista, avrebbe dovuto approfittare del clima internazionale suscitato dalle accuse mosse a Israele dal Rapporto stesso e chiedere allo stato sionista il rispetto dei diritti palestinesi e della legalità internazionale…al contrario, invece, gli ha offerto una via di salvezza, rimandando la votazione a marzo dell’anno prossimo”.

Positiva, invece, la valutazione del discorso di Mishaal: “Sono state parole equilibrate, responsabili – afferma Hannoun -. Ha ragione nel ritenere che l’Anp non sia più rappresentativa e nel richiederne le dimissioni”.

Per quanto riguarda la riconciliazione nazionale, il presidente dell’Api afferma che si tratta di una “via obbligatoria, da seguire. Ma c’è da chiedersi: riconciliarsi con chi? Se Abbas sta dimostrando di schierarsi a fianco di Israele, decidendo di svendere i diritti dei palestinesi, come può Hamas dialogare con lui? E se Fatah accetta ancora che lui lo rappresenti, allora siamo messi davvero male”.

Sarcastico è stato il commento di Hamza Piccardo, direttore di Islam-online.it e da sempre impegnato a favore della causa palestinese: “Purtroppo l’Anp si è cacciata in un vicolo cieco. Ormai è comune parlare della ‘Sindrome di Abu Mazen (Mahmud Abbas, ndr)’ per indicare coloro i quali hanno ceduto così tanto che non hanno più nulla da cedere.

Di fronte al comportamento di Yasser Arafat, defunto presidente dell’Anp, che, nonostante l’accettazione dell’Accordo di Oslo, nel 1993, aveva mantenuto un piano di dignità e un atteggiamento patriottico, Abbas rappresenta solo una cricca che non ha più alcuna legittimità, che ha perso il consenso della base, del popolo. Egli è un danno per la causa palestinese”.

“Per quel che mi riguarda, io condanno tutti e due i partiti, Hamas e Fatah – ha spiegato Khader Tamimi, presidente della Comunità palestinese di Lombardia -. La causa palestinese non può essere strumentalizzata da nessuna delle fazioni. Se già vivessimo nel nostro stato democratico, allora la conflittualità politica potrebbe andare bene. Ma così no. L’accusa reciproca di illegittimità non gioca a favore del popolo. Di fronte all’assedio di Gaza, di Gerusalemme, alla drammatica situazione in Cisgiordania, le forze politiche palestinesi devono trovare un accordo. Nessuno di loro può vincere. Come palestinesi all’estero dobbiamo assumere atteggiamento critico verso entrambe le parti, perché questa situazione non è più sostenibile.

Accolgo dunque positivamente l’idea di creare un congresso permanente della diaspora. Certamente noi all’estero non viviamo la tragedia che subiscono in patria. Ma proprio perché la nostra vità è più serena dobbiamo avere la lucidità di agire, nonostante le differenze di idee e appartenenze politiche, per l’unità nazionale. Dobbiamo offrire il nostro contributo alla riconciliazione”.

fonte infopal.it

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2 responses

16 10 2009
autores

oggi le cose sono cambiate e non mi pare il caso che Abbas si identifica nella Palestina senza l’annientamento completo dei Hamas poiche’anche Israele e’colpevole di reato.O Hamas e’ eroe della Palestina e combatte per la Palestina contro Israele oppure,molto giustamente Hamas deve essere annientato,ma e’ normale che se la Palestina,dopo tutto e’colpita da Israele a Abbas resta solo che unirsi ai hamas e senza scappare da codardo.Insomma,colpa o non colpa la guerra se c’e’,c’e’ e si affronta non si tradisce.

16 10 2009
alfonzino

il problema e’ che nessuno fa gli interessi del popolo palestinese …

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