Trovati i “colpevoli” di Genova 2001

16 10 2009

C’hanno messo 8 anni per ribaltare la storia, la nostra storia, riscrivendola a modo loro. A 48 ore dall’ambigua assoluzione del gran capo bipartisan della polizia, lo stato si vendica e condanna a 100 anni di carcere 11 attivisti facendo leva strumentalmente sul reato di “devastazione e saccheggio” e su un all’argato concetto di concorso morale, ignorato nei processi alla forze dell’ordine.

Sono loro che hanno messo a ferro e fuoco Genova, attraverso cariche, pestaggi, violenze, le torture della Bolzaneto come la mattanza della Diaz, fino all’omicidio di Carlo Giuliani. E’ una vendetta nei confronti di quel movimento che nel luglio del 2001 espresse radicalità diffusa e rispose in maniera determinata alla sospensione dei diritti perpetrata da PS, CC, GOM e GDF. Ora è rimasta solo la Cassazione, se il verdetto verrà confermato, per 10 di noi si apriranno le porte del carcere: non lasciamoli soli, la memoria è un ingranaggio collettivo.

il concetto di devastazione e saccheggio è strumentale alle condanne punitive

Scontri al G8, pene aumentate per i no global
Una sentenza esemplare.
Piuttosto «una vendetta» come ha detto Haidi Giuliani uscendo dall’aula: finisce rincarando la dose il processo d’appello per i 25 manifestanti accusati a vario titolo di devastazione, saccheggio, resistenza aggravata, porto e detenzione di materiale esplodente, furto aggravato, rapina e lesioni.

Per 15 di loro i reati sono prescritti con alcune assoluzioni per i danneggiamenti. Ma 10 manifestanti vengono condannati a 98 anni e mezzo in totale (con pene fino a 15 anni) e al risarcimento di 23 mila euro. Insomma la corte d’appello presieduta da Maria Rosaria D’Angelo conferma, anzi rafforza, la tesi della procura prima e del processo di primo grado poi, che alcuni manifestanti fossero i famigerati black bloc. «Cercando capri espiatori invece che responsabili si creano sentenza abnormi – commenta l’avvocato milanese Mirko Mazzali – la pena inflitta agli imputati è superiore a quelle che hanno dato per violenze sessuali efferate. Alla fine 11 pagano per 200 mila».

A due giorni dalla sentenza di assoluzione dell’allora capo della polizia Gianni De Gennaro e all’ex capo della Digos Spartaco Mortola accusati di taroccare il processo dell’assalto alla scuola convincendo il questore Colucci ad allontanare ogni sospetto dal ‘Capo’; dopo le pene ridicole nel processo di primo grado per le violenze alla caserma di Bolzaneto e l’assoluzione di tutti i vertici a danno degli operativi per il pestaggio alla scuola Diaz, si capisce che la bilancia del Tribunale genovese ha fatto crac: il teorema dell’equiparazione tra processi alle forze di polizia e ai manifestanti (per chi ci avesse creduto) è finito con l’assoluzione se non la promozione del primo gruppo e la condanna massima dei secondi.

In aula al quinto piano ieri c’era poca gente. Qualche presenza sporadica di associazioni e Haidi e Giuliano Giuliani. Per il resto giornalisti e alcuni imputati. La lettura avviene velocissima, il presidente Maria Rosaria D’Angelo bofonchia e legge il dispositivo sottovoce: il succo è che sono assolte le tute bianche del corteo autorizzato di via Tolemaide riconoscendo che la carica contro il loro corteo fu illegittima, ma la scure della giustizia cala pesantissima su chi secondo la ricostruzione della Procura faceva parte del blocco nero. «Una giustizia asimmetrica – commenta l’avvocato genovese Emanuele Tambuscio – la Corte d’appello ha confermato come detto dal tribunale che la carica in via Tolemaide era illegittima ma nessuno pagherà mai. La procura di Genova doveva aprire un fascicolo fin dal primo momento e indagare sulla carica».

L’avvocato Laura Tartarini aggiunge che «è una cosa assurda prendere 15 anni per aver spaccato due vetrine. Il reato di devastazione e saccheggio così com’è formulato è troppo vago, va riformato, d’altra parte è già davanti alla Corte costituzionale».
Che la lezione doveva essere esemplare si era già capito quando nel dicembre del 2002 23 manifestanti su 26 vennero colpiti da qualche misura di restrizione della libertà. Nove furono messi in carcere, 4 ai domiciliari, 10 con obbligo di dimora e di presentazione alle autorità giudiziarie. Quelli in carcere ci resteranno sei mesi e poi altri sei mesi ai domiciliari.

Il processo di primo grado partì spedito già nel marzo del 2004 per arrivare a sentenza già nel dicembre 2007 quando ci fu una sola assoluzione e 24 manifestanti furono condannati a un totale di 108 anni. Le 700 pagine di motivazioni rese note tre mesi dopo, avevano come tesi che chi mette a rischio l’ordine pubblico creando paura fra la gente, fa devastazione e saccheggio invece che danneggiamento, insomma il blocco nero accanendosi sulle cose metteva a repentaglio la società. Tesi che è stata accolta tout court in appello tanto che il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi ha chiesto per i 25 imputati 225 anni.

L’assoluzione per alcuni è arrivata ieri solo per il fatto che al processo di primo grado dei 25 furono i carabinieri stessi a dire di aver fatto la prima carica contro il corteo delle tute bianche in via Tolemaide di loro iniziativa senza alcun coordinamento con la polizia. Peccato che chi attaccò un corteo autorizzato impedendogli di arrivare alla stazione Brignole, di fatto non ha mai avuto un processo. Dei temibili black bloc stranieri tanto decantati dai media non c’è più traccia. I dieci condannati sono tutti italiani.

l’impunità di De Gennaro

Scagionato anche l’ex capo della Digos Mortola. A giudizio l’ex questore Colucci Il superpoliziotto ora a capo del Dis scagionato dall’accusa di istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell’ex questore di Genova. Ma le ombre rimangono molte. Applausi bipartisan alla decisione dei giudici, anche il Pd si complimenta. Heidi Giuliani: «È un intoccabile». Cala il sipario sui processi di primo grado per i fatti di Genova. E ora tocca ai manifestanti accusati di devastazione L’ex capo della polizia assolto per la scuola Diaz: «Non istigò al falso»

Se pure il responsabile sicurezza del pd Marco Minniti si affretta a chiamare De Gennaro per complimentarsi dell’assoluzione, vuol proprio dire che per l’Italia va bene così. Ieri mattina, alla chiusura del rapido rito abbreviato con cui l’ex capo della polizia era stato portato in giudizio, il gup Silvia Carpanini ha perdonato sia lui sia l’ex dirigente della Digos Spartaco Mortola. Entrambi erano accusati di un reato orribile quando si parla di pubblici ufficiali, specie se agli alti livelli della polizia di stato: istigazione alla falsa testimonianza nei confronti dell’ex questore di Genova Francesco Colucci. Anche la falsa testimonianza in questione era una storiaccia. A Colucci era stato chiesto di testimoniare il falso durante il processo per il pestaggio nella scuola Diaz, avvenuto il 21 luglio 2001 alla fine del G8 genovese. Doveva dire e disse che a comandare la polizia al momento dell’incursione nel dormitorio no global era stato l’unico funzionario la cui posizione era stata archiviata durante le indagini preliminari (in modo da mettere in mora l’intero processo).

E che il capo della polizia Gianni De Gennaro non era mai stato consultato. Neppure per valutare se – come poi accadde – fosse utile inviare sul posto il capo dell’ufficio stampa del Viminale, Roberto Sgalla per fargli dire che la scuola era piena di manifestanti pericolosi e armati. Durante le indagini preliminari Colucci aveva ammesso che era stato De Gennaro a proporgli l’intervento dell’ufficio stampa. In udienza il particolare doveva cambiare, in modo da escludere definitivamente il nome del Capo. Stando alla sentenza di ieri Colucci cambiò idea per proprio conto, visto che lui è l’unico che, sempre ieri, è stato invece rinviato a giudizio.

Ovviamente, c’è un particolare insanabile. Messa così, non si capisce che senso abbiano tutte le intercettazioni fatte dalla procura sull’argomento. A cominciare dalla prima in cui parla Colucci: «Sono stato dal capo oggi. Io devo rivedere un po’ il discorso di quello che ho dichiarato di Sgalla. Questo serve per aiutare i colleghi… Siamo stati un’oretta, un’oretta insieme stasera». All’altro capo del telefono c’è Spartaco Mortola, l’allora capo della Digos genovese. Quello che Colucci chiama qualche giorno dopo per farsi dire che cosa è successo alla Diaz: «Ma perché ci siamo andati? Quanti arresti abbiamo fatto?». Conseguentemente non si capisce neppure perché, il 3 maggio 2007, all’indomani della deposizione in aula, Colucci si affretta a vantarsi sempre con Mortola: «Ieri sera ho chiamato Manganelli. Dico guarda Anto… Sei stato bravo, è andato tutto molto bene, ce l’hanno detto gli avvocati. Poi dice: guarda, se il capo vuole maggiori ragguagli, gli ho detto, se vuole sapere qualcosa io sono qua, che devo fare, vengo a Roma? Ma penso che non ci sia bisogno perché il capo ha dei referenti». E ancora: «Poi stamattina m’ha chiamato il capo. Dice li hai, li hai, li hai, li hai maltrattati una cosa del genere. Li hai.. li hai… gli hai fatto la…, come ha detto, li hai… e no sbranati, li hai… va be insomma, una frase ha detto.n senso positivo, chiaramente. Che era contento eccetera. Ho saputo da Ferri che anche Caldarozzi (Gilberto, imputato alla Diaz, capo dello Sco ndr) e Gratteri (Francesco, anche lui imputato, divenuto capo del Dipartimento nazionale anticrimine, ndr) sono stati contenti, diciamo, di questa… Luperi (Giovanni, dirigente del Dipartimento analisi dell’Aisi, ndr) è rimasto contento. E basta. D’altra parte è uno scenario nuovo si è aperto per colpa mia diciamo».

Valutando le condotte di De Gennaro e Mortola, i pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini si erano mantenuti su una linea mediana: proponevano due anni per il capo della polizia Gianni De Gennaro e un anno e quattro mesi per Mortola. Non il massimo, ma una sanzione commisurata al ruolo degli imputati e alla gravita dell’istigazione a dire il falso in un processo importante come quello sulla Diaz. La gup Silvia Carpanini ha impiegato quindici minuti di camera di consiglio per respingere l’intera ricostruzione con formula piena: De Gennaro e Mortola assolti per non aver commesso il fatto, Colucci rinviato a giudizio. Applausi da Pd e Pdl all’unisono.

Fuori dal coro Haidi Giuliani, madre del ragazzo ucciso in piazza il giorno prima: «Non sono stupita, De Gennaro è un intoccabile».
«È stata riconosciuta l’estraneità e l’assenza di qualunque interesse o movente per De Gennaro di fare modificare la versione dei fatti di Colucci», ha commentato il difensore di De Gennaro, Carlo Biondi. «Semmai è vero il contrario», ribatte l’avvocato di parte civile Laura Tartarini: «Se il gup ha deciso di mandare a giudizio Colucci, vuol dire che un principio di prova sulla falsa testimonianza c’è, che qualcuno ha mentito sul processo Diaz. Poi il giudice non ha ritenuto di approfondire su chi l’abbia pilotata e su questo punto bisognerà leggere le motivazioni». Per domani è attesa anche la sentenza d’appello per i 25 manifestanti considerati responsabili degli scontri. In quell’aula si respira tutt’altra aria.

Fonte: Il Manifesto
grazie italy.indymedia.org

Annunci

Azioni

Information

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: