Tempi s(i)curi: storie di alLODOde e specchietti

18 10 2009

dalla manifestazione del 17 ottobre a Roma

Con la recente approvazione del pacchetto sicurezza le ronde razziste sono una realta’, l’immigrazione clandestina e’ un reato e i rastrellamenti polizieschi sono all’ordine del giorno. Nei Centri di Identificazione ed Espulsione (CIE), in cui si puo’ finire semplicemente essendo straniero, il periodo di “permanenza” e’ stato allungato da due a sei mesi. In queste discariche umane della democrazia, gestite dalle forze dell’ordine con la complicita’ di attiva di associazioni paramilitari come la Croce Rossa Italiana (presente nei vari CIE), le cure negate, gli stupri e i ricatti sessuali, le morti, la repressione violenta delle rivolte e l’indifferenza verso gesti disperati di chi, li dentro, sente di non aver piu’ nulla da perdere, rappresentano la quotidiana banalita’ di questi lager.

Questo panorama terrificante, ormai prassi consolidata, dovrebbe muovere ad una reazione attiva non solo gli antiautoritari e gli anticapitalisti, ma chiunque non si senta disposto a barattare ogni minimo residuo di liberta’ con il miraggio della vita “sicura”, propagandato dalla politica istituzionale. Eppure la coscienza e la sensibilita’ dei piu’ sembra ormai rassegnata a riporre ogni speranza di riscatto nella magistratura e negli organi di controllo democratico, come unico scudo contro le prepotenze di una classe dirigente corrotta e incapace.

Ma la stessa magistratura a cui si plaude per essersi pronunciata contro Berlusconi è quella che ha condannato in appello, con pene tra 6 anni e 15 anni di carcere, dieci degli imputati per gli scontri del G8 del 2001 a Genova. Quella magistratura che, soffermandoci solo sul G8, ha assolto i vertici della polizia che avevano ordinato le brutali cariche di piazza, il massacro della scuola Diaz e le torture nella caserma di Bolzaneto, condonando allo stesso tempo le pene alle guardie che eseguirono quegli ordini con le proprie mani. Quella stessa magistratura che, come Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha definito leggittima difesa l’uccisione di Carlo Giuliani.

Quei giorni migliaia di persone hanno preso di mira i simboli del capitalismo e si sono difese con determinazione dalla mattanza a cielo aperto messa in atto dalle forze dell’ordine; mentre altrettanti, e anche piu’, si erano recati a Genova con l’illusione di poter manifestare le proprie idee protette unicamente dallo scudo della democrazia. La malafede di alcuni personaggi ha voluto far credere che se questa illusione si e’ infranta sui manganelli, gli anfibi e i proiettili dei celerini, e’ solo per colpa di pochi violenti provocatori vestiti di nero. Ma le ossa rotte di chi alla Diaz e’ stato aggredito nel sonno, o di chi e’ finito nella caserma degli orrori di Bolzaneto in seguto a rastrellamenti sommari, ci dicono chiaramente il contrario. La democrazia, una volta dimessa la maschera dei diritti, mostra la propria natura nuda e cruda di potere repressivo violento, e che di fronte a cio il fare della non-violenza e della non-reazione un valore non fermera’ mai chi della violenza detiene il monopolio.

oggni nel mirino ci sono i migranti inutili al mercato del lavoro (non quelli in nero), chi occupa case, chi contesta questo sistema e l’autorita’ dello stato autogestendo la propria vita e le proprie lotte, ma un domani non troppo lontano anche la protesta contro qualsiasi decisione imposta sulle nostre teste dalle istituzioni si trovera’ ad affrontate la democrazia vestita delle divise e le armi dei suoi corpi militari.

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