Stefano Cucchi: rassegna stampa

1 11 2009

cucchi_stefano_ansa.jpg_370468210CUCCHI: LEGALE FAMIGLIA, RESPONSABILITÀ OSPEDALE
«Credo che le maggiori responsabilità della morte di Stefano Cucchi siano proprio dell’ospedale Sandro Pertini». Lo afferma l’avvocato Fabio Anselmo, legale della famiglia del detenuto di 31 anni morto il 22 ottobre scorso il quale non nasconde una certa rabbia per la ricostruzione degli accadimenti fatta in ambienti ospedalieri. Il legale si riferisce soprattutto all’attribuzione a Cucchi che le fratture di due vertebre se le sarebbe procurate il 30 settembre in seguito ad una caduta. «A parte – dice Anselmo – che agli atti processuali viene attribuito che quelle fratture se le procurò il 15 ottobre, ma sarebbe comunque il caso di smetterla con queste attribuzioni a persone che non ci sono più. Per questo chiedo anche rispetto per la famiglia».

Sull’ipotesi che le due fratture potessero risalire alla fine di settembre l’avvocato Anselmo è categorico: «È mai possibile che una persona possa sopravvivere 15 giorni con due vertebre rotte? Come si può far morire in un ospedale una persona in quel modo? Dicono che Stefano rifiutava il cibo e le bevande, mi chiedo come sia possibile che non sia stato intubato». Il penalista ribadisce inoltre la convinzione che il contributo fondamentale per capire le cause della morte di Cucchi potrà venire dall’audizione dei genitori dell’uomo in programma domani pomeriggio nell’ufficio del pubblico ministero Vincenzo Barba. Sempre domani è previsto, in Procura, il conferimento dell’incarico ad altri tre medici legali di effettuare una consulenza tecnica finalizzata a stabilire le cause del decesso. I tre esperti affiancheranno il collega Dino Tancredi, già nominato nei giorni scorsi dal magistrato.(ANSA)

CUCCHI: SORELLA, GLI È STATO NEGATO IL SUO AVVOCATO (ANSA) – ROMA, 1 NOV – «Voglio segnalare una grave anomalia nella vicenda che riguarda mio fratello: so con certezza che al momento dell’arresto ha chiesto di contattare il suo avvocato di fiducia, Stefano Maranella, ma gli è stato negato ed è una grave violazione di un diritto». Lo ha detto Ilaria, la sorella di Stefano Cucchi, il geometra romano, di 31 anni, morto il 22 ottobre dopo un arresto per droga avvenuto il 16, che con il senatore dell’Idv Stefano Pedica e l’avvocato Maranella, è entrata nel carcere di Regina Coeli per un colloquio con il direttore. «Prego tutti – ha aggiunto prima di entrare nel penitenziario – di non fare speculazioni: mio fratello stava bene, non era caduto dalle scale. Voglio ringraziare la Camera penale per il suo interessamento». Alla domanda di un giornalista in merito a una presunta caduta avvenuta il 30 settembre e al fatto che l’uomo avesse rifiutato le visite mediche, Ilaria Cucchi ha risposto: «Lasciare lavorare il pm. È comunque molto grave quanto è successo nel reparto di detenzione del Pertini. Non si può morire disidratati in una struttura ospedaliera. Avrebbe rifiutato le visite? Si trovava comunque in un ospedale». «Se Stefano fosse stato difeso da un avvocato di fiducia – ha aggiunto Maranella – le cose sarebbero andate diversamente».(ANSA)

MORTE CUCCHI; DI PIETRO, DA ALFANO PAROLE GRAVI (ANSA) – ROMA, 1 NOV – «Una relazione del ministro della Giustizia, Angelino Alfano, riporta che Cucchi è ‘morto in seguito ad una caduta accidentale e al rifiuto di ospedalizzarsì . Una relazione indegna che mi auguro venga valutata insieme agli altri atti all’interno del processo che seguirà la vicenda. Quelle del ministro della Giustizia sono parole gravi, superficiali, che nel peggiore dei casi possono addirittura rappresentare un tentativo di insabbiare un omicidio». È quanto scrive sul suo blog Antonio Di Pietro a proposito della morte in carcere del giovane romano. « Non si possono liquidare referti medici come quelli di Cucchi con una ‘caduta accidentalè, come non si può chiudere un caso di decesso in carcere con una relazione in cui non si siano accertati i fatti di cui si scrive. In un caso o nell’altro Alfano non ne uscirà con un ‘mi ero fidato di verbali e dichiarazioni del primo che passavà».«L’Italia non può diventare nè un Paese dove se entri in una vettura delle forze dell’ordine ti viene il timore che non farai rientro a casa, nè una giungla in cui la vita vale meno di 20 grammi di hashish per colpa di alcune mele marce», conclude. (ANSA)

 

fonte italy.indymedia.org

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