Ich bin ein Bil’iner

9 11 2009

In Europa si celebra in questi giorni il ventennale della caduta del Muro di Berlino, ma nessuna parola viene spesa, da politici e giornalisti, per ricordare che altrove, nella martoriata Palestina, i muri crescono, altissimi e imponenti, e soffocano milioni di persone. E’ il Muro dell’apartheid israeliano, condannato dal diritto internazionale e dai maggiori organismi per la tutela dei diritti umani. Invano. Israele, nonostante i crimini di cui si macchia da oltre 60 anni, è accolta a braccia aperte nel consesso delle nazioni occidentali (e non solo!), e si moltiplicano gli accordi politici, commerciali e militari.Pubblichiamo qui di seguito l’articolo scritto da un videmaker italiano, che in questo periodo si trova a Bil’in, una cittadina nei pressi di Ramallah, nota internazionalmente per aver intrapreso circa cinque anni fa, una determinata e coraggiosa resistenza nonviolenta contro gli occupanti e oppressori israeliani.


Di L.M. (*) , da Bil’in.

Venerdì 6 novembre, in occasione del ventesimo anniversario della caduta del Muro di Berlino, gli abitanti di Bil’in, accompagnati da decine e decine di attivisti internazionali e israeliani, hanno protestato contro il Muro dell’apartheid che da oltre cinque anni opprime le loro vite.

I manifestanti hanno marciato dalla moschea fino alla postazione dei soldati portando un muro fatto di polistirolo con la scritta “Berlin 1989, Bilin ?” e “ Non importa dove, non importa quanto alti, abbattere tutti i muri”. Alcuni manifesti dicevano “Ich bin Biliner”, ricordando la famosa frase “Ich bin Berliner’.

Diversi cori sono stati scanditi e discorsi al megafono ricordavano quanto l’unico desiderio sia quello di vivere in pace, ottenendo come unica risposta una pioggia continua di lacrimogeni. I manifestanti hanno posizionato il muro di fronte al cancello, al di là della recinzione, in modo da farlo abbattere dai soldati stessi. L’azione ha avuto il risultato sperato visto che i soldati per rimuovere il cancello lo hanno fatto cadere accompagnati dalle urla di giubilo dei dimostranti e sommersi dai lacrimogeni lanciati dai loro stessi commilitoni.

Crca venti anni fa, Bil’in ha dovuto subire la perdita delle sue terre, espropriate dallo stato di Israle per costruire delle colonie illegali.

Poi sette anni fa la decisione di Israele di costruire una barriera tra i Territori occupati e lo stato ebraico, che però non segue il tracciato che ufficialmente segna i confini dello stato che di fatto è riuscito ad annettere ulteriore terra palestinese. Solo a Bil’in, degli oltre 40.000 ettari rimasti dopo la costruzione delle colonie, il muro ne ha annessi più della metà. In cinque anni di proteste nei villaggi che sorgono lungo il tracciato del muro, 23 manifestanti sono stati uccisi dall’esercito durante delle manifestazioni pacifiche.

fonte infopal.it

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