La politica coloniale sionista

17 11 2009

Fin dal 67, quindi dalla fine della guerra dei sei giorni, Israele occupa i territori palestinesi di Cisgiordania e Gerusalemme Est. In questi anni e’ proseguito il progetto di depalestinizzazione iniziato da un personaggio tristemente famoso in Palestina, Ygal Allon, attraverso la costruzione di colonie (illegali) nei territori occupati.  Colonie ebraiche che hanno un preciso compito di controllo tattico e militare con la solita scusa della sicurezza e della protezione contro attacchi terroristici. La stessa disposizione delle case, sia a livello urbanistico che architettonico,  e la distribuzione sul territorio, ha creato ( e crea tuttora) una rete vasta ed organizzata di osservazione del territorio occupato. Ricordiamo, come se ce ne fosse bisogno, che la costruzione di tali colonie e’ una palese violazione del diritto internazionale ( come osservato dalla Corte internazionale di giustizia nel 2004).

Ma , come disse Gershom Gorenberg, nella storia del movimento di colonizzazione, la rivendicazione di un popolo del diritti ad avere una casa si fondava sulla negazione dei diritti dell’altro:” la loro rivendicazione di una terra liberata (conquistata) significava cancellare i diritti di un altro gruppo, tutt’altro che inconsueto, tranne che loro potevano vedere la gente che speravano di diseredare”. La stessa differenza che passa fra un cittadino che mangia la carne e il contadino che ha visto il sangue. Quindi non si parla di sicurezza ma di vera e propria rivendicazione territoriale e, quindi, espropriazione di tutto cio’ che e’ arabo e palestinese.

Potrebbe sembrare tutto di origine religiosa se pensiamo alle parole di Moshe Dayan che disse: “il nostro visto per la Giudea e la Samaria (Cisgiordania) e’ che loro sono Giudea e Samaria e noi il popolo di Israele”. Oppure leggendo quelle di Rabbi Yisrael Ariel leader del Gush Emunim: “Ogni giovane studente capisce che gli imperativi talmudici di ‘eredità e resistenza’ significano insediare e conquistare la terra. La Tora’ ripete decine di volte il comandamento ‘Tu esproprierai gli abitanti della terra, tu espellerai’. Il comandamento sulla colonizzazione mira all’espulsione dei non ebrei  da Eretz Israel per popolarlo di ebrei”. Eppure non e’ cosi’. A parole i vari governi e i vari leader ed esponenti (Peres, Sharon, Rabin ) di estrazione laica non hanno appoggiato il movimento di colonizzazione, ma nei fatti l’hanno agevolato e continuano a farlo. Ma e’ tutto molto sottile.  Se una volta di pensava ad un’espulsione su vasta scala, oggi il processo di insediamento ebraico e disinsediamento palestinese si gioca su scala ridotta, giorno per giorno, in tutta la Cisgiordania.

I palestinesi delle varie comunita’, circondati da colonie ebraiche, vivono nel terrore di essere espulsi.  Ogni giorno subiscono intimidazionie e vessazzioni da parte dei coloni e dell’esercito. Nelle comunita’ di Jinba e Twaneh, nei pressi di Hebron, nel 2000 i bulldozer dell’esercito sono stati mandati a distruggere le loro tende e a bloccare le caverne dove vivono, oltre ad ostruire i pozzi d’acqua palestinesi. Solo un appello di emergenza e una serie di cause hanno salvato le comunita’.

Tuttavia, gli stessi coloni, continuano a far pressione sulla popolazione locale. Sono armati fino ai denti e fanno quello che vogliono, godendo dell’agevolazione di essere cittadini dello stato occupante. Sanno che la polizia chiudera’ un occhio e l’esercito non difendera’ mai le popolazioni locali (palestinesi). Stando a un documento di B’tselem: “Molti atti di violenza non sono oggetto di indagini e in altri casi le indagini vengono tirate per le lunghe e non hanno portato ad alcun provvedimento contro nessuno. Nel caso in cui questi coloni vengano processati e detenuti, sono in genere condannati a sentenze molto lievi.”

Tutto questo a causa dell’occupazione e del doppio sistema legislativo in vigore nei territori Cisgiordani. Infatti la popolazione ebraica gode dei benefici e della tutela del diritto civile israeliano, mentre quella palestinese è governata dal sistema piu’ severo della legge marziale israeliana.

Privati della protezione e della tutela dello stato (che dovrebbe invece essere responsabile del loro benessere in quanto potenza occupante) , le comunita’ palestinesi sopravvivono grazie ad aiuti e sostegnio da organizzazioni locali e internazionali. Una delle piu’ attive e’ Ta’ayush, un movimento di pace e solidarieta’ composto da israeliani e palesinesi contrari all’occupazione e alla politica israeliana. Ta’ayush (in arabo convivenza) ha sfidato manganelli, proiettili, barricate, pietre e pugni per portare aiuti alla popolazione palestinese e per organizzare manifestazioni di protesta.

Ta’ayush, convivenza, israeliani e palestinesi, insieme …

Emblematico il racconto di David Shulman, membro di Ta’ayush, di un’esperienza vissuta durante una delle opere umanitarie presso dei pastori di Hebron. Quel giorno, durante la semina dell’orzo, lui ed altri volontari del movimento, sono stati attaccati da una colonia vicina.

“Ezza (uno dei volontari di Ta’ayush) che sembra quasi godersi questo momento, ci grida ‘Non abbiate paura.Restate dove siete’. Ma i palestinesi stanno gia’ cedendo la strada, indietreggiando per non essere colpiti dalla carica di scarpe e pietre. I coloni ci stanno già con il fiato sul collo, sono circa una ventina, con le kippah ricamate, le frange tzitzit e le pistole: ‘Dovreste vergognarvi’ ci urlano. ‘Che razza di ebrei siete?’. Indifeso, arrabbiato, grido loro ‘Sono ebreo ed per questo che sono qui’. E così via, rispondendo con le mie inutili, velleitarie parole alle loro pietre. Sembra che mi abbiano sentito e sono ancora piu’ arrabbiati: uno di loro è gia su di me, mi colpisce forte, mi sbatte a terra. Ho le dita, le ginocchia, il sopracciglio destro coperti di terriccio umido e marroncino; la mano destra ha un brutto graffio e sanguina. Lui mi colpisce ancora, diverse volte, prima di dirigersi verso il suo prossimo bersaglio, prima che io possa rispondere. Provo dolore, sorpresa, paura, rabbia. Ma la cosa peggiore, è aver visto il suo volto cosi’ da vicino, ed è forse la visione più inquietante che abbia mai avuto, un’immagine che cerchero’ di cancellare, perche questi non sono i volti della solita combinazione fra bene e male, confusione e chiarezza, amore e odio; gli occhi sono quelli di un pazzo, di un assassino, è come guardare qualcosa di profondamente demoniaco, che appartiene al mondo mitologico”.

Dopo aver raccontato questa esperienza, Shulman riflette: “Questa campagna per sradicare le poche migliaia di pastori che vivono nelle caverne con i bambini e le pecore, è dettata solo dalla cattiveria. Non hanno fatto del male a nessuno. Non sono una minaccia per la sicurezza …” . Aggiunge :”Quale bieca avidità, quale odio inconscio ha trasformato gli ebrei israeliani in torturatoi di innocenti? Prima vegono i coloni, violenti e crudeli,ma sopra di loro c’e’ un vasto e ramificato sistema, l’Israele ufficiale, che li sostiene e li protegge, che corrompe le nostre menti e il nostro linguaggio, il linguaggio di Dio, con vili razionalizzazioni “.

Chiudiamo con l’ennesimo rapporto di B’tselem in seguito all’eleminazione di una comunita’ palestinese vicino Hebron :” l’esercito ha caricato le cisterne d’acqua e le mangiatoie su un camion e le ha depositate oltre la barriera. E’ stato tutto distrutto o sepolto dalle macerie. Dopo l’azione dell’esercito, l’fficiale ha detto agli abitanti che avrebbero dovuto andarsene entro mezzogiorno del giorno seguente e che, se non avessero ubbidito, sarebbero stati arrestati e avrebbero confiscato il loro bestiame. Il pomeriggio seguente sono arrivate le pattuglie dell’Autorita’ dei parchi e delle riserve naturali e li hanno costretti ad andarsene; ora la gran parte e’ senza casa e deve trovarsi una sistemazione temporanea nella vicina citta’ di Idhna”.

Questi casi vanno ad aggiungersi alla sistematica distruzione di edifici a Gerusalemme Est e all’embargo criminale di Gaza.

Cos’altro dire per far si che il mondo apra gli occhi e riconosca che la politica di Israele e’ criminale?

Come puo’ continuare tutto cio con l’appoggio internazionale?

Come si puo’ parlare di pace di convivenza di sicurezza quando succede tutto cio’?

Rimango …

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