Gay? Magari!

20 11 2009

foto di Indra Galbo

Ovvero (se sei etero) la miglior risposta che potresti dare se per strada ti danno dell’omosessuale.

Che vita triste per i maschi eterosessuali! Cosi convinti della bellezza della propria mentalità penecentrica che non riescono a vedere tutto il resto.

I fatti degli ultimi mesi, sparsi in tutta Italia, hanno fatto riaffiorare un problema mai risolto in Italia: l’omofobia. Le molotov contro locali frequentati da gay, le aggressioni per strada, l’intolleranza nei posti di lavoro, l’immobilità delle istituzioni, stanno ricreando un clima da caccia alle streghe. Non sarebbe sbagliato dare anche una connotazione politica a questi eventi, ma fare solo questo potrebbe essere alquanto riduttivo in quanto lascerebbe l’analisi su un livello alquanto superficiale. Se invece tentiamo di dare una spiegazione psicoanalitica a questi eventi potremmo individuare alcuni elementi caratteristici assai interessanti.

Quando non parliamo di intolleranza violenta una delle frasi più comuni è “io non sono contro i gay, però…” (che può essere ripresa anche per gli immigrati): dietro quel “però” risiede la fobia che potrebbe essere tranquillamente la rimozione di un’idea, di un desiderio o di un impulso istintivamente inaccettabile.

Una ricerca pubblicata sul numero di agosto del 1996 del Journal of Abnormal Psychology e pubblicata dalla American Psychological Association fu una prova del fatto che l’omofobia può essere associata più che alla paura verso l’omosessuale, alla paura di essere considerato tale: a tutti i partecipanti (35 omofobi e 29 non) vennero mostrati video erotici per eterosessuali, gay e lesbiche. Il loro eccitamento sessuale venne misurato attraverso la misurazione del volume del loro pene.

Se mentre durante la visione di filmati eterosessuali le reazioni si somigliavano, la differenza tra i due gruppi si notava decisamente durante la visione dei video a sfondo omosessuale: circa il 60% degli omofobi mostrava un importante aumento del volume del pene.

Alcuni studiosi tendono a distinguere almeno un paio di accezioni differenti: l’omofobia come fobia (quella suddetta) ed omofobia come esasperazione del sessismo (quella attuata nei posti di lavoro, scuola, spesso con ricadute violente). Spesso però la linea tra queste due posizioni si assottiglia incredibilmente soprattutto quando prendiamo in considerazione visioni della coppia o dei ruoli vecchi come il mondo. Una di queste visioni, inconsce o meno, è quella che ci impone di identificare in una coppia eterosessuale il ruolo del maschio attivo nei confronti della donna passiva: tutto ciò invece non viene riportato nei comportamenti sessuali gay. Il rifiuto di standard ruolizzati all’interno di una relazione diventa cosi un concetto troppo evoluto di libertà per una società profondamente ignorante come la nostra. L’accettazione di ogni espressione della sessualità, la mancanza di pregiudizi morali, e l’assenza di ruoli predefiniti permettono al sesso di non avere il ruolo primario della funzione di procreazione umana, ma di diventare come vero punto fondante l’eccitazione mentale (che nulla ha mai tolto all’Amore).

Il vero problema risiede nel fatto che le paure svolgono all’interno della società un ruolo fondamentale in quanto permettono di esercitare un potere spropositato con l’appoggio della gente: con la scusa della sicurezza si portano gli eserciti nelle nostre strade, con la scusa della famiglia si ignorano i diritti di milioni di persone che vivono nel nostro paese.

Con questo voglio dire che anzitutto ammiro i miei amici gay perché riescono tutti i giorni ad abbattere i vincoli sessuali e sociali che si trovano davanti e poi devo ammettere che provo anche un pizzico di invidia nei loro confronti in quanto nel loro piccolo riescono a far scomparire quel muro di ruoli, pregiudizi, falsità che caratterizzano lo Stato omofobico, le sue istituzioni e la società che educa.

Indra Galbo

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