Dalla Cisgiordania …

7 12 2009

Nablus, nel nord della Cisgiordania, e’ considerata un importante avamposto di resistenza all’occupazione ed e’ stata spesso vittima di bombardamenti e di incursioni delle truppe israeliane. Questi raid hanno poco a che vedere con quella che Israele chiama “sicurezza”, visto che la resistenza militare e’ stata stroncata da tempo. Un soldato Israeliano racconta: “Una volta ci e’ stato detto: la pace ela tranquillita’ non vanno necessariamente bene e se non c’e’ disordine, allora lo faremo noi. Per dimostrare il nostro potere, per dimostrare che siamo ovunque!”.

Ricordare ogni giorno alla gente che non solo ogni minima azione e’ soggetta al controllo israeliano, ma che in qualsiasi momento, persino nel cuore della notte, l’esercito israeliano puo’ buttare giu’ le porte delle case e venire a cercare soggetti o materiali sospetti. Invece di essere un momento di riposto, la notte in Palestina e’ momento di terrore.

Incursioni dirette non solo a singoli edifici o individui ma a interi quartieri. Incursioni che prevedono anche l’utilizzo dei residenti come “scudi umani”. Un altro soldato israeliano spiega: “Prima di perquisire una casa, andiamo dal vicino, lo facciamo uscire e gli diciamo di chiamare la persona che stiamo cercando. Se funziona bene. Altrimenti dobbiamo far saltare la porta o sfondarla. Mandiamo avanti il vicino. In caso di agguato, sara’ lui ad essere colpito. LE nostre istruzioni sono di mandarlo dentro, farlo salire a ogni piano ed evacuare gli abitanti della casa. Non puo’ rifiutarsi, non ha sceltas”.

Solo nel maggio 2002, sotto le pressioni di gruppi umanitari, l’esercito israeliano ha smesso di usare civili palestinesi come scudi umani, confermano cosi’ il ricorso a quella tattica. Tuttavia, secondo B’tselem, ci sono prove che venga ancora praticata, in violazione del diritto internazionale.

Le incursioni sono prassi quotidiana militare per affermare il potere anche in tempi di stabilita’. Rientra fra gli obiettivi dell’esercito, far sentire la propria presenza. Un’altro soldato israeliano racconta: “Di giorno o di notte, quando decido io, scegliamo una casa sulla cartina, secondo la posizione geografica della nostra unita’ in quel momento. Ci piace questa, scegliamo questa, entriamo dentro. “Jaysh, Jaysh, iftah al bab” (esercito!esercito!aprite!) e loro ci aprono. Portiamo gli uominiin una stanza e le donne in un’altra e facciamo loro la guardia. Il resto dell’unita’ fa quel che gli pare, tranne distruggere le apparecchiature, non c’e’ bisogno di dirlo, o portare via niente, e arrecando meno danni possibili a cose e persone. Quando provo a immagineare il contrario: se entrassero in casa mia, non la polizia con un mandato, ma un’unita di soldati, se facessero irruzione in casa mia, mettessero mia madre e la mia sorellina in una camera da letto e costringessero me, mio padre e mio fratello ad andare in salotto, puntandoci le armi contro, ridendo, sorridendo, e noi che continuiamo a non capire cosa stanno dicendo mentre svuotano cassetti e frugano fra le mie cose. Ops, caduto, rotto, le fotografie, di mia nonna, di mio nonno, i ricordi affettivi che non vorresti far vedere a nessuno, non vorresti che violassero la tua privacy, la tua casa e’ il tuo mondo. Non c’e’ giustificazione che tenga per questo, non dovrebbe accadere e basta. Se c’e’ il sospetto che un terrorista sia entrato in una casa, in qualsiasi casa, ok, passi. Ma entrare in casa, qualsiasi casa: ne ho scelta una, divertente, c’e’ un numero arabo che non riesco nemmeno a leggere. Quella. Entriamo, la perquisiamo da cima a fondo, facciamo qualche angheria; di sicuro abbiamo ribadito la nostra presenza militare; e poi ce ne andiamo”.

Fra il 9 e il 28 aprile 2002, un numero imprecisato di palestinesi del campo profughi di Jenin, a nord della Cisgiordania, e’ stato ucciso e gran parte del campo e’ andata distrutta non solo durante l’attaccp, ma nel corso della vasta operazione di demolizione successiva. ” durante le incursioni nel campo, le forze israeliane commisero gravi violazioni del diritto umanitario internazionale, alcune delle quali crimini di guerra prima facie” ( da Human Rights Watch) continua ” il danno arrecato al campo di Jenin dal fuoco dei missili e dei tank e la distruzione operata dai bulldozer ha sconvolto molti osservatori. Almeno 140 edifici del campo, la maggior parte abitata da civili, furono rasi al suolo e altri 200 gravemente danneggiati e resi inagibili. Furono lasciati senza tetto circa 4000 persone”.

Le azioni israeliane a Jenin “rappresentano gravi violazioni alla Quarta convenzione di ginevra e sono crimini di guerra.” conclude l’inchiesta di Amnesty International sull’assalto al campo profughi; “fra queste azioni ci sono le uccioni illeggittime, la tortura e il maltrattamento dei prigionieri, la deliberata distruzione della proprieta’ privata alla fine delle operazioni militari, il divieto alle ambulanze, la negazione dell’assistena umanitaria e il coinvolgimento dei civili palestinesi nelle operazioni militari come scudi umani.”

Quando le nazioni unite riunirono una squadra di esperti per condurre un’ìinchiesta sui crimini di guerra commessi a Jenin, gli israeliani rifiutarono di collaborare negando l’accesso alla delegazione; gli Usa minacciarono di ricorrere al loro diritto di veto; Kofi Annan sciolse la squadra e tutto fini’ cosi’ (impuniti)

Moshe Nissim, un soldato israeliano che guido’ uno di quegli enormi bulldozer corazzati usati dagli israeliani nel campo, ricorda: “Per tre giorni, non ho fatto altro che distruggere, l’intera area. tutte le case dalle quali avevano sparato sono state distrutte e nel demolirle, ne ho buttate giu’ delle altre. Prima che arrivassi, la gente veniva avvertita atttraverso gli altoparlanti di evacuare le case, ma io non ne davo la possibilita’. Non aspettavo. Non davo un colpo e poi aspettavo che uscissero. Investivo la casa con il motore al massimo per demolirla prima possibile. Volevo abbattere le altre case. Distruggerne piu’ che potevo. Altri possono essersi trattenuti o almeno cosi’ dicono. Ma chi vogliono prendere in giro? chi c’era e ha visto i nostri soldati nelle case, sapeva che erano in trappola. Pensavo di salvarli ( i soldati israeliani). Non me ne fregava niente dei palestinesi, ma nmon distruggevo tanto per fare. Erano gli ordini. A ogni casa distrutta provavo un’enorme soddisfazione, perche sapevo che per loro perdere la casa era peggio che perdere la vita stessa. Se distruggi una casa, distruggi 40, 50 persone, per generazioni. L’unica cosa che mi dispiace in tutto questo, e’ di non aver raso al suolo l’intero campo”.

Non e’ TERRORISMO questo? …

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