Senza soldi per le cure, visite solo pubbliche

23 12 2009

Curarsi costa. E in tempo di crisi economica e di caduta del reddito gli italiani cercano di risparmiare. Per farlo il 35% ha accettato lista di attesa più lunghe presso le strutture sanitarie pubbliche, il 18% ha rinviato le visite specialistiche private e le cure odontoiatriche. Di più: aumenta il ricorso alle scorciatoie delle «conoscenze» per poter più rapidamente accedere alle prestazioni sanitarie. Lo ha fatto il 41% degli abitanti del Mezzogiorno.
Per il Censis, che ieri ha resa pubblica una anticipazione del Rapporto sulla sanità nel 2009, che sarà presentato nei prossimi mesi , c’è il «rischio di un boom della domanda di prestazioni sanitarie pubbliche». Il che non sarebbe male se il trend non fosse causato dall’impoverimento della popolazione e se, al tempo stesso – al contrario di quanto previsto dalla finanziaria – maggiori risorse fossero investite sulla sanità pubblica.
Si è accennato che il 35% degli italiani, nell’ultimo anno, si è rivolto alle strutture sanitarie pubbliche, accettando liste di attesa più lunghe, (analisi, visite mediche, cure) che negli anni precedenti avrebbero acquistato direttamente da strutture private, pagando di tasca propria. E la percentuale sale al 40% per gli anziani, al 41% nelle regioni del Centro e ad oltre il 47% tra i soggetti meno istruiti, senza titolo di studio o con la sola licenza elementare. Sono questi i soggetti che soffrono di più il rischio disoccupazione, caduta dei redditi e povertà.

Secondo l’indagine del Forum per la Ricerca Biomedica e del Censis, nell’anno della crisi quasi il 18% degli italiani ha rinunciato a una o più prestazioni sanitarie (visite specialistiche, cure odontoiatriche, ecc.) per motivi economici. Ma il dato sale a circa il 21% tra i residenti nelle regioni del Centro, al 23,5% nel Sud, al 24,2% tra la popolazione compresa tra i 45 e i 64 anni, al 27,2% nelle grandi città, al 31% tra i possessori di titoli di studio più bassi.
Quasi il 21% degli intervistati, per motivi economici, ha anche ridotto l’acquisto di farmaci pagati di tasca propria: più del 23% tra quelli compresi tra i 45 e i 64 anni, il 23,4% nel Mezzogiorno, il 28% dei residenti nelle grandi città, quasi il 29% dei soggetti meno istruiti. Oltre alle prestazioni sanitarie, quasi il 7% degli italiani ha dovuto fare a meno della badante, per sé o per un familiare, a causa della crisi. La percentuale sale al 7,7% al Sud e al 17,3% nelle città con 100-250 mila abitanti.
Secondo il Censis, si può prevedere che la domanda di prestazioni sanitarie pubbliche sia destinata ad aumentare anche nell’anno nuovo. Rendere più efficiente la sanità pubblica, tagliando sprechi e sovrapposizioni, diventa quindi, per gli estensori del Rapporto, una priorità ineludibile per il 2010, perché ormai per molte Regioni è troppo alto il rischio di non riuscire più a finanziare la spesa per la sanità.
Ma c’è di più: l’affollamento delle strutture pubbliche può determinare, oltre che un ulteriore allungamento delle liste di attesa, il rischio di un maggiore ricorso ai noti espedienti usati per accedere più velocemente alle prestazioni sanitarie. Già adesso quasi il 37% degli intervistati (oltre il 41% nelle regioni del Mezzogiorno) ritiene che sia aumentato negli ultimi tempi il ricorso alle «conoscenze» per ottenere raccomandazioni e accelerare l’accesso alle strutture sanitarie pubbliche: E più del 25% pensa che sia aumentato il malcostume di fare regali alle «persone giuste» per avere accesso a corsie preferenziali.
«Otto milioni di poveri, 2,9 milioni di indigenti assoluti, persone malate e senza la possibilità di potersi curare: ecco come questo governo ha ridotto l’Italia. Siamo al punto che un italiano su cinque rinuncia a prestazioni sanitarie, visite specialistiche e cure odontoiatriche, per motivi economici, ha commentato Ignazio Marino, Presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn. «Tutto questo – aggiunge Marino – ha dei costi umani e di qualità della vita per la persona ed economici per il Ssn, perché quando si rinuncia alla prevenzione poi, mediamente, si paga di più per la cura. Adesso che gli italiani hanno le tasche vuote, come pensa questo governo della destra di affrontare l’ulteriore allungamento delle liste d’attesa che ne deriverà, nelle prestazioni sanitarie pubbliche?».

fonte roma.indymedia.org

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