Chi è Abdallah Abu Rahmah. Una lettera della moglie descrive il lavoro e l’arresto dell’attivista di Bil’in.

7 01 2010

Majida Abu Rahmah
da Huffington Post
4 January 2010
Alla giornata internazionale per i Diritti Umani, lo scorso anno, mio marito Abdallah Abu Rahmah si trovava a Berlino per ricevere una onorificenza dall’Associazione Mondiale per i Diritti Umani. Quest’anno nel medesimo giorno, il 10 Dicembre, Abdallah è stato prelevato alle due di notte dai soldati israeliani che hanno fatto irruzione nella nostra casa in Cisgiordania. Abdallah è stato arrestato per le stesse ragioni per le quali, un anno prima, ricevette il premio – il suo impegno non violento per ottenere giustizia, eguaglianza e pace in Israele-Palestina.
Mio marito è un insegnante di scuola e un contadino dal villaggio palestinese di Bil’in. Quando Israele ha costruito il suo Muro dell’Apartheid qui, ha separato Bil’in da più di metà della sua terra, con l’intenzione di facilitare l’espansione dell’insediamento colonico illegale di Mattityahu Est. In risposta, Abdallah e gli altri abitanti del villaggio hanno iniziato una campagna di resistenza non violenta. Ogni venerdì, per tutti gli scorsi cinque anni, abbiamo manifestato, assieme a israeliani e stranieri, per protestare contro il furto della nostra terra e delle nostre vite.

Nel settebre del 2007 la Corte Suprema israeliana ha sancito che il percorso del Muro a Bil’in è illegale e che avrebbe dovuto esser cambiato. Due anni dopo, il Muro si trova ancora dov’era. In molti tra noi si sentirono scoraggiati, ma Abdallah assicurò loro che la pressione della nostra campagna e del supporto internazionale avrebbe abbattuto il Muro.
Con la crescita della mobilitazione dal basso qui a Bil’in, si sono intensificati anche i tentativi di metter fine alla nostra azione. All’esercito son state date istruzioni di utilizzare le armi contro i manifestanti e di arrestare i partecipanti alle mobilitazioni. Un nostro caro amico, Bassem Abu Rahmah, è stato ucciso dai soldati israeliani proprio quando tentava di parlare con loro, mentre partecipava ad una dimostrazione. Altri settantasette sono stati arrestati nei violenti rastrellamenti notturni.
Tra gli altri arrestati c’è il cugino di Abdallah, Adeeb Abu Rahmah, che come lui non ha mai mancato una dimostrazione e non è mai stato un violento. Adeeb, padre di nove figli, è detenuto da cinque mesi, e il suo rilascio non è ancora in vista. Sin dalla prima volta che la nostra casa ha subito un’irruzione dei soldati, nostra figlia di sette anni, Luma, ha preso a svegliarsi urlando e Layan, di cinque anni, continua a bagnare il letto. Solo il nostro figlio di nove mesi, Laith, continua a sorridere, ma sono io quella che piange quando chiama suo padre.
Personalità come l’ex presidente USA Jimmy Carter e l’Arcivescovo Desmond Tutu, uno dei leader della battaglia sudafricana contro l’apartheid, hanno visitato il nostro villaggio. Si sono recati alla tomba di Bassem assieme ad Abdallah lo scorso Agosto. Tutu ci disse, “ Proprio come un uomo semplice chiamato Gandhi guidò una vittoriosa protesta non violenta in India, e gente semplice come Rosa Parks e Martin Luther King guidarono la battaglia per i diritti civili negli Stati Uniti, così gente semplice qui a Bil’in sta guidando una mobilitazione non violenta che li condurrà alla propria libertà.”
Il pomeriggio prima del suo arresto, Abdallah stava preparando un suo discorso da far leggere all’Associazione Mondiale per i Diritti Umani in sua vece, perchè Israele non gli avrebbe permesso di viaggiare in Germania per la cerimonia.
Abdallah ha scritto:
“Mi piacerebbe essere lì con voi per condividere la gioia dei nostri colleghi che riceveranno il premio di quest’anno e per celebrare con voi il ventesimo anniversario della caduta del muro di Berlino. Ma l’occupazione non ci priva soltanto di uno stato palestinese, della terra, e troppo spesso delle nostre vite. Ci ruba anche molti bellissimi momenti.”
“Mia madre è morta in un ospedale nella Gerusalemme Est occupata, la nostra capitale storica, ad Agosto. Ma le forze di occupazione Israeliane mi hanno rifiutato un permesso per essere lì con lei. Un amico israeliano ha portato un cellulare all’orecchio di mia madre, perchè potessi dirle addio e ringraziarla per tutto l’amore che mi ha dato. Nell’oscurità di tutte queste difficoltà che l’occupazione ci impone, la solidarietà di persone che perseguono la giustizia in tutto il mondo, persone come voi, ci donano forza.”
“A differenza di Israele, noi non possediamo armi nucleari, o eserciti, e non vogliamo nè abbiamo bisogno di cose del genere. Con il vostro supporto e la giustizia insita nella nostra causa, abbatteremo il Muro dell’Apartheid israeliano.”
Dodici ore dopo che Abdallah era stato trascinato fuori da casa nostra e rinchiuso in una cella militare, ho ascoltato il Presidente Obama ricevere il premio Nobel e parlare di “uomini e donne per tutto il mondo che sono state imprigionate e torturate a causa della battaglia per la giustizia”. Ho pensato a Bassem, Adeeb e a mio marito, e mi sono chiesta sei il Presidente Obama agirà mai in supporto alla nostra battaglia per la libertà.

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